Musei universitari chiusi per mancanza di personale

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Foto agenzia Dire

Bologna, 14 lug. – La città è piena di turisti, ma proprio in questo periodo non tutti i musei universitari sono in grado di garantire l’apertura. In particolare quello di Mineralogia a porta S. Donato e quelli di via Selmi. Il 30 giugno, infatti, è scaduto il contratto annuale dei volontari del servizio civile e le nuove selezioni sono slittate al 18 luglio. “Negli altri casi ci sono i ragazzi delle 150 ore che danno una mano, al Capellini abbiamo un nostro presidio, a Palazzo Poggi la cooperativa, all’orto botanico il personale c’è”, precisa il professor Roberto Balzani, presidente del Sistema museale d’ateneo, che vuole riorganizzare le strutture in tre poli e introdurre il biglietto d’ingresso, “per abbandonare la precarietà”.

“Voglio portarli agli standard museali classici, quelli di Palazzo Poggi, appaltato a una cooperativa”, aggiunge Balzani, che pure sottolinea la “specificità” dei musei universitari, dove il personale è legato alla frequenza degli istituti, quindi spesso sono i docenti responsabili insieme agli studenti che svolgono tirocini curricolari a tenerli aperti.

Ma “se si vuole un museo di qualità, ci vuole una bigliettazione”, anche se “forme di incentivo e gratuità per gli studenti universitari e i residenti saranno fondamentali per lanciare il nuovo sistema museale”, prevede il responsabile del Sistema. Impossibile pensare che si possa assumere nuovo personale, anzi “l’università deve calare il proprio organico di varie centinaia di unità nei prossimi anni”, ricorda Balzani.

Lo scorso febbraio ha presentato al rettore il suo progetto di riorganizzazione e “Biologia ha già dato il via libera per unire i tre musei di via Selmi”. A questo punto si aspetta di avere entro l’anno il progetto di fattibilità. L’edificio, però, richiede una ristrutturazione: “Spero si possa partire col cantiere entro un anno e mezzo”, si augura. Se i costi di limitazione si prevedono contenuti, per sostenere quelli di realizzazione, ancora non quantificati, Balzani sta già prendendo contatti con finanziatori internazionali, “soprattutto fondazioni del mondo anglosassone”, che sarebbero interessate a investire a Bologna.

I tre poli del nuovo sistema sarebbero Palazzo Poggi e la Specola, un museo di storia naturale che riunirebbe le esposizioni di via Selmi (zoologia, antropologia, anatomia comparata), infine un terzo museo che metterebbe insieme il Cappellini (geologia) e il Bombicci (mineralogia).

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