Morto per dovere, la storia del poliziotto che ha scoperto la terra dei fuochi

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Bologna, 27 apr. – “Io morto per dovere” racconta la storia di Roberto Mancini, il poliziotto che per primo scoprì la Terra dei Fuochi. Mancini si è spento il 30 aprile 2014, consumato da una lunghissima malattia. Un tumore contratto a causa delle sue indagini sui crimini ambientali.

Roberto Mancini con il suo gruppo investigativo depositò nel 1996 alla Procura di Napoli un’informativa che descriveva i protagonisti della “mattanza ambientale in Campania”: camorristi, imprenditori, massoneria deviata e politici, Personaggi che hanno scritto una storia fatta di capitalismo famelico e corruzione, una storia in cui il crimine organizzato garantiva una copertura territoriale, spartiva la torta del business e “steccava” i proventi dello smaltimento dei rifiuti industriali tossici.

Mancini “ha scritto i nomi e inseguito i trafficanti dei veleni” a partire da Cipriano Chianese, avvocato e imprenditore considerato l’inventore delle ecomafie, candidato per Forza Italia nel ’94, non-eletto per pochi voti e oggi a processo

Nello Trocchia, che ha raccontato la storia di Mancini assieme a Luca Ferrari, ci ha raccontato il percorso di Mancini: “Nasce con una militanza marxista, e da comunista extraparlamentare vicino a Democrazia Proletaria rifiuta la deriva violenta e armata del movimento, vede le Br come nemici (oltre ai fascisti, naturalmente) e sceglie di provare a cambiare il sistema dall’interno, indossando la divisa”. “Mancini – spiega Trocchia – era insofferente al potere ma ligio al dovere”.

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