Moro & the Silent Revolution: high, electro, pastorali, live

10 mar. – Un disco allo stesso tempo veloce, elettronico e pastorale quello di Moro and the Silent Revolution, intitolato High & Slow: “L’idea di base ruotava intorno a tre elementi“, racconta Massimiliano “Moro” Morini, accompagnato dalla band (Lorenzo Gasperoni, Enrico Farnedi e Checco Girotti). “Abbiamo creato canzoni high, ossia allegre in maggiore e allo stesso tempo veloci, e altre più lente, non necessariamente tristi, ma più raccolte e notturne. Così abbiamo ottenuto tre parti: una pop rock, una elettronica e l’altra strumentale pastorale, tipica del nostro stile”. Un disco tripartito e maggiormente complesso rispetto ai lavori precedenti, non solo per il numero delle tracce (23), ma anche e soprattutto per gli arrangiamenti: “Nel corso degli anni mi sono reso conto che facevamo prevalentemente due generi: il pop rock e la canzone bucolica con sfumature elettroniche. Così ho deciso di estremizzare, rendendo ognuno dei nostri generi protagonista assoluto delle tre parti del disco”.

Rimane intatta la passione della band per gli anni ’80, ai quali hanno dedicato una raccolta di cover intitolata Folk the Eighties, anticipato con un live nei nostri studi, e dentro la quale rintracciamo le radici di High & Slow: “Io sono molto anni ’80”, ci spiega Moro. “Sono gli anni in cui l’Occidente ha cominciato a correre sotto tutti i punti di vista, e in particolare in ambito musicale. Per questo mi piace unire il folk inglese con il pop rock più svelto”. Se non li avete visti suonare al FreakOut, dove si sono esibiti il 9 marzo, qui sotto potete farvi un’idea con i brani “Deputy Brother“, “Homwgrown” e “Words“, la traccia più rarefatta e strana del disco: “È nata come canzone pop, svuotata poi in studio, che parla d’amore attraverso la terminologia della pragmatica linguistica. Insomma, un giochino!”.

 

Elena Usai

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