Mille persone per l’assemblea di Làbas

Bologna, 31 ago. – Poco meno di un migliaio di persone quelle che si sono raccolte, a partire dalle 20.30 di ieri, nel parcheggio antistante al Baraccano per partecipare all’assemblea indetta dal collettivo Làbas per lanciare la manifestazione del prossimo 9 settembre. Quella in cui gli attivisti, reduci dallo sgombero dell’8 agosto, hanno annunciato di “volere riprendersi Làbas”.

Un’assemblea alla quale hanno preso parte attivamente le principali realtà autogestite bolognesi, Crash!, Vag61, Hobo, Xm24, Terzo Piano — Noi Restiamo, il Comitato promozione e tutela delle esperienze sociali, ma anche realtà extracittadine, come Casa Madiba di Rimini e Lume di Milano, ma non solo. Sul fronte sindacale: il segretario generale della Fiom di Bologna, Michele Bulgarelli (“con Làbas – dice – anche la segretaria nazionale Francesca Re David), Asia-Usb e l’associazione Pugno Chiuso. Bulgarelli, che aveva espresso solidarietà a Làbas fin dalle prime ore, ha nuovamente definito una “vigliaccata” lo sgombero dello scorso 8 agosto dell’ex Caserma Masini di via Orfeo, occupata da cinque anni dagli attivisti di Làbas. Tra gli esponenti politici, anche i consiglieri comunali Emily Clancy e Federico Martelloni di Coalizione Civica, che proprio all’interno delle mura dell’ex Caserma ha visto nascere e concretizzarsi il proprio progetto politico. Molti meno gli interventi dei cittadini, solo tre.

Una piazza dominata dall’ampio lenzuolo colorato da una citazione di Italo Calvino, “Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone”, seguita dallo slogan #riapriamolàbas. Ad aprire gli interventi sono stati due attivisti del collettivo, Tommaso Cingolani e Letizia, che hanno nuovamente sottolineato come l’esito dell’incontro con il sindaco Virginio Merola, svoltosi martedì pomeriggio in Palazzo d’Accursio, abbia dato esito “insufficiente”. Allo stesso tempo hanno però confermato la volontà di accettare la proposta di collocazione delle attività del centro all’interno della struttura della ex Staveco, definendola una “sfida, una possibilità di incidere sull’identità della città in maniera conflittuale”. È stata poi l’occasione per confermare la manifestazione del 9 di settembre, che partirà da Piazza XX Settembre, in preparazione della quale è stata nuovamente invitata la cittadinanza ad un’altra assemblea che si terrà mercoledì prossimo, 6 di settembre, sempre nel parcheggio del Baraccano, durante la quale verrà chiarita l’organizzazione della giornata.

Tutta l’assemblea veniva nel frattempo documentata attraverso una diretta Facebook sulla pagina pubblica di Làbas. Ai due interventi di apertura sono seguiti quelli dei rappresentanti del Comitato in difesa della Ex Caserma Masini Bene Comune, costituitosi nel gennaio del 2016 per difendere quegli spazi con l’obbiettivo di realizzare la volontà comune di cambiare il Poc, il piano urbanistico del Comune che prevede la riqualificazione di 31 aree dismesse in varie parti della città, e che ha stabilito la trasformazione degli spazi dell’ex Caserma Masini in “un complesso con prevalente funzione residenziale”, un “hotel a 5 stelle”, dicono gli attivisti. Presente anche CampiAperti, l’associazione per la sovranità alimentare che organizza il mercato cittadino ospitato il mercoledì da Làbas, e che ha confermato gli appuntamenti anche dopo lo sgombero, proprio sotto il portico del Baraccano. I referenti hanno manifestato la loro preoccupazione circa quanto accaduto negli ultimi mercati, durante i quali “alcuni vigili in borghese” avrebbero preso i nomi delle aziende agricole che vi hanno preso parte. “Vediamo se arriveranno multe”.

Tra gli interventi anche una critica, arrivata invece da una delle realtà autogestite di Bologna, Crash!, anch’essa sgomberata nel doppio blitz dell’8 agosto. Riguardo la giornata della manifestazione 9 Crash ha parlato di un appuntamento importante ma “che poteva essere qualcosa di più, una giornata che poteva essere di rivendicazione collettiva” e invece “non sarà”. A questa provocazione si è allineata anche l’associazione sindacale Pugno Chiuso, nata nell’occupazione di via Gandusio e sgomberata lo scorso 14 luglio. La manifestazione, portata avanti come rivendicazione di Làbas, non riguarderebbe a loro avviso solo Làbas ma anche tante altre realtà cittadine. All’intervento di Crash! ha in parte risposto, seppur non direttamente, Detjon Begaj, attivista di Làbas e consigliere del quartiere Santo Stefano per Coalizione Civica, che ha spiegato come quella del 9 sarà un’occasione persa solo per l’amministrazione comunale e non per le altra realtà autogestite della città. Ribadendo “sosterremo qualsiasi altra occupazione che nascerà in città”.

Sono poi intervenute altre realtà ospitate dagli spazi dell’ex Caserma Masini: Accoglienza Degna, ex dormitorio con 13 posti letto, biblioteca, scuola di italiano. Chi viveva nel dormitorio ha trovato accoglienza in queste settimane grazie alla solidarietà di persone che hanno risposto all’immediato appello lanciato dopo lo sgombero dagli attivisti, mettendo a disposizione posti letto. Ora è stato chiesto un altro aiuto per poter consentire a queste persone di essere ospitate anche nelle settimane a venire. Poi ancora: Carlo Balestri di Uisp, Studenti medi autogestiti, Comunità Curda, Casa del Popolo Venti Pietre, Leonardo Tancredi di Piazza Grande, Eritrea Democratica, Foglia di Fico, YaBasta, Link, NoTap, G7M, l’Arci Ritmo Lento, Prometeo.

L’assemblea si è chiusa un paio di ore dopo con una provocazione di Tommaso Cingolani, tesa a confrontare i numeri di due incontri: quello tenutosi alla Festa dell’Unità e dedicato agli spazi cittadini (meno di 100 i presenti), e quello dell’assemblea di ieri, che ha coinvolto un pubblico ben più numeroso perché – dicono gli attivisti – capace di “costruire un nuovo modello di città”.

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