Microaree sinte al Navile. L’assessore Barigazzi ai cittadini arrabbiati: “Parliamone assieme”

Bologna, 6 dic. – Quando è toccato a lui parlare le prime due file di sedie erano già vuote. Dopo più di due ore e mezzo di Consiglio di quartiere con tanto di risse verbali e interventi urlati, l’assessore al welfare del Comune di Bologna Giuliano Barigazzi ha preso la parola e ha teso un ramoscello d’ulivo a chi, infuriato, contestava la creazione di due microaree nel quartiere Navile per dare una soluzione abitativa ai sinti che vivono nel campo via Erbosa, destinato alla chiusura. Un progetto di cui si parla da anni, e che nell’autunno 2018 si concretizzerà risolvendo così una situazione a detta della stessa amministrazione “problematica e non più sostenibile”.

Delle circa 50 persone oggi nel campo di via Erbosa 15 si trasferiranno in un’area attrezzata in via del Gomito, altre 15 in via Selva della Pescarola, le restanti entreranno in case popolari o saranno accolte in progetti abitativi d’altro tipo. Tutti pagheranno di tasca propria le utenze (al contrario di quanto successo in passato), e ogni famiglia firmerà un patto in cui si impegnerà a rispettare le regole.

“Capisco le vostre preoccupazioni – ha detto Barigazzi ai presenti, ormai la metà delle iniziali 200 persone che hanno partecipato al consiglio aperto  – Quello che dobbiamo fare è avviare un percorso per recuperare quel che non ha funzionato nel dialogo tra noi: mi prendo questo impegno”. Barigazzi ha promesso incontri futuri per informare gli abitanti della zona del progetto, e momenti di monitoraggio e verifica.

In sala si sono visti i consiglieri comunali del Pd Francesca Mazzoni e Raffaele Persiano, e gli eletti di Forza Italia, partito presente al gran completo con il consigliere regionale Galeazzo Bignami e i due consiglieri comunali Marco Lisei e Francesco Sassone: tutti e tre da tempo impegnati nel contestare il progetto dell’amministrazione.

Durante le quasi tre ore di discussione si è sentito anche un intervento di un attivista di Forza Nuova, che ha raccolto molti applausi e un paio di fischi parlando di “veri italiani” e di “italiani sinti”.  Una cittadina ha promesso una fiaccolata contro il progetto “perché dobbiamo diventare i guardiani di casa nostra”, altri interventi hanno additati i sinti come “quella gente”. In realtà “quella gente”, i cittadini bolognesi sinti di via Erbosa, erano lì in sala ad ascoltare, e uno di loro ad un certo punto ha preso parola. “Ho sentito i vostri interventi e forse a questo punto siamo noi a doverci preoccupare”, ha detto Tomas Fulli, mediatore culturale che opera nelle scuole della città.
Ecco un momento del suo intervento.

Ad ascoltare una sala strapiena divisa in due, tra chi le microaree non le vuole chi invece sostiene il progetto. Unica critica trasversale la tardiva convocazione del Consiglio aperto (richiesto con una raccolta firme dalla destra). “Perché ne stiamo parlando ora dopo che il Consiglio comunale ha già votato la delibera?”, hanno chiesto in diversi. Accanto ai contrari tanti interventi di chi il progetto lo vuole vedere andare in porto, ma affiancato da controlli e progetti di integrazione. “State dando ai sinti aree attrezzate, vi dimenticate degli italiani senza casa”, ha detto un signore. “Uguaglianza non è dare a tutti la stessa risposta, ma soluzioni in grado di soddisfare i bisogni di tutti, anche a chi come i sinti fa parte di una minoranza”, ha replicato un altro. “Restiamo umani”, ha chiesto la consigliera di quartiere di Coalizione Civica Brunella Guida. “Umano è anche diffidare di quel che non si conosce – ha aggiunto un altro cittadino –  Ma è anche giusto sforzarsi di capire e di ragionare sulle cose”. Altro intervento: “Dobbiamo impegnarci a non segregarli, serve integrazione”. E ancora: “La città non può andare in tilt e non riuscire a dare una sistemazione a 50 persone”.

A raccontare il progetto ai cittadini, oltre ai tecnici comunali, la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini. “Di certo non li mettiamo in centro città, anzi, questo progetto fermerà lo sperpero di risorse pubbliche del passato e io – ha proseguito Gualmini – ho semplicemente inasprito un disegno di legge che ormai era in discussione da anni”. Il riferimento sugli sprechi è anche alle bollette del campo di via Erbosa, che i residenti da tempo non stanno pagando e di cui si sta facendo carico il Comune. Un intervento, quello di Gualmini, che è stato bacchettato da uno dei presenti. “Ho sentito interventi freddi – ha detto un cittadino – Questi progetti si fanno per non lasciare nessuno in condizioni non dignitose, non solo perché ce lo chiede l’Europa o la legge regionale così dispone”.

Alla fine i toni sono saliti, Gualmini, il presidente del quartiere Navile Daniele Ara che faceva da moderatore e i consiglieri della destra Sassone e Lisei hanno dato il via ad una mini rissa verbale, un uomo contrario alle microaree ha iniziato a sbraitare finché l’arrivo dei vigili non ha riportato la calma, metà dei presenti è uscita dall’aula e le discussioni tra cittadini sono continuate animate fuori dalla sala mentre l’assessore Barigazzi prometteva dialogo. “Poteva andare molto peggio”, ragiona qualcuno. Al vigilia del consiglio di quartiere la preoccupazione dell’amministrazione e del Pd, il partito di governo, era grandissima. Invece in tanti hanno appoggiato il progetto. Che andrà avanti, essendo già stato approvato dal Consiglio comunale. Per l’autunno del 2018 il campo sinto di via Erbosa sarà smantellato dopo 27 anni e tanti problemi. Nasceranno due microaree, ognuna delle quali darà ospitalità a 15 persone. Da oggi a quel momento, ha promesso l’assessore Barigazzi, si moltiplicheranno i momenti informativi nel quartiere. “Li faremo nelle zone dove nasceranno le microaree, mentre continueremo a parlare con le persone che andranno ad abitarci”, spiega Daniele Ara.

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