“Metti giù il telefono”. Così la polizia ha fermato la cronaca del giornalista

Bologna, 3 nov. – Dopo lo stop ai giornalisti durante lo sgombero di via de Maria e la più recente richiesta di documenti ad un fotografo di ‘Repubblica Bologna’ durante gli incidenti davanti alla mensa della scorsa settimana, oggi a Bologna un cronista dell’agenzia Dire è stato fermato da alcuni agenti di Polizia: gli hanno tolto di mano i telefoni cellulari e lo hanno identificato nonostante avesse immediatamente mostrato il tesserino. E’ successo durante i tafferugli di oggi scoppiati di nuovo davanti alla mensa, dopo che le Forze dell’ordine hanno impedito l”autoriduzione che era stata annunciata dal Cua. L’episodio si è verificato dopo la seconda carica, quella con cui gli agenti (dopo aver subito un lancio di uova e oggetti) hanno spinto i manifestanti su via De Rolandis verso via Irnerio. Quando i poliziotti si sono fermati, si sono ritrovati sotto un lancio incrociato di fumogeni perché un gruppo di manifestanti era rimasto alle loro spalle. Un fumogeno, acceso, si è infilato sotto il motore di un’auto in sosta lungo la strada, proprio di fianco al punto in cui si era attestato un cordone di agenti. Il cronista della Dire, temendo che la fiamma sotto il mezzo potesse diventare pericolosa, si è rivolto ad un agente in borghese dicendo: “C’è un fumogeno sotto la macchina”. Subito dopo, il cronista ha cominciato a dettare per telefono un articolo in redazione, utilizzando un secondo cellulare per continuare a riprendere quanto stava accadendo. Ha iniziato così ad allontanarsi, verso via Irnerio. E’ a quel punto che lo stesso agente in borghese lo ha seguito dicendogli “vieni qua, vieni qua” ed ordinando ad un collega in divisa, in tenuta antisommossa, di fermarlo. “Metti giù il telefono”, si è sentito intimare il cronista.

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Non cascate sul diritto di cronaca


“Sono un giornalista”, ha spiegato il cronista dell’agenzia Dire, sentendosi dire “spenga adesso“. Dopo aver ottenuto di visionare il tesserino, gli agenti hanno voluto anche la carta d’identità, oltre che il telefono. Documenti restituiti dopo un controllo eseguito a poca distanza. “Questo è il mio strumento di lavoro, non potete sequestrarmelo”, ha detto il giornalista, riferendosi al suo telefono ma un agente ha comunque preso entrambi i cellulari, restituiti subito dopo. Il cronista, immaginando che ci potesse essere stata un’incomprensione rispetto al fumogeno sotto la macchina, ha spiegato l’accaduto e la risposta è stata: “Sì, ma ha visto anche me stendersi (per rimuovere il fumogeno, ndr), invece di criticare sempre la Polizia…”. Nel frattempo sono arrivati alcuni agenti della Digos, a cui è stato ordinato: “Identificate lui cortesemente, poi vi dico il perché“. Intanto il giornalista è stato ricontattato telefonicamente dalla redazione e un agente ha chiesto di “staccare un attimo la conversazione”. E il cronista: “Sono un giornalista di un’agenzia di stampa e ho necessità di scrivere un articolo, mi state impedendo di fare il mio lavoro”. L’agente: “Non sto impedendo proprio niente, ha capito?”. La dettatura dell’articolo è proseguita e, intanto, altri giornalisti si sono avvicinati. Uno di loro ha detto agli agenti “è un collega”, sentendosi rispondere “pure io sono un collega”. Pochi minuti dopo, il cronista ha riavuto i documenti, senza venire a sapere le motivazioni del fermo. Nei minuti successivi, la Polizia ha nuovamente caricato i manifestanti in via Irnerio e un agente in tenuta antisommossa è andato incontro al cronista della ‘Dire’ agitando il manganello, urlandogli “tu di nuovo qua stai?“. Il cronista ha chiarito di nuovo “sono un giornalista” ed è stato urtato leggermente. Tutto l’accaduto è registrato nel materiale multimediale in possesso della ‘Dire’.

Interpellata, la Questura fa sapere che l’intervento nei confronti del giornalista della ‘Dire’ si è reso necessario perché “il suo abbigliamento e il suo telefono corrispondevano alla descrizione” di una persona considerata responsabile del lancio di un fumogeno che ha colpito il braccio di un agente. “Questo ha indotto il personale a intervenire” nei confronti del cronista dell’Agenzia, specifica sempre la Questura.

Le reazioni della politica. “Non è più possibile fare finta di nulla, dopo il terzo episodio in pochi giorni – attacca il deputato di Sinistra Italiana Giovanni Paglia – A Bologna c’è evidentemente un problema fra forze dell’ordine e giornalisti, in occasione di situazioni di piazza. Prima il divieto opposto a un giornalista di una radio locale di documentare adeguatamente lo sgombero di un immobile in via De Maria, poi più di recente la richiesta di documenti a un fotografo dell’edizione locale di Repubblica Bologna, oggi il fermo di un giornalista dell’agenzia di stampa Dire cui la Polizia ha sottratto temporaneamente il telefono, nonostante si fosse identificato come cronista esibendo il tesserino dell’Ordine, per poi ordinargli di allontanarsi dal luogo degli scontri. Occorre che il Governo risponda alle nostre interrogazioni, non sono oltremodo tollerabili questi atteggiamenti nei confronti dei cronisti locali che limitano di fatto il diritto dei cittadini di essere informati da fonti dirette”.

“Il braccio di ferro con il quale il Cua, da giorni, tiene in ostaggio un’intera città sul tema del caro-mense, sta evidentemente alzando il clima di tensione”, dice il consigliere comunale del Pd, Marco Lombardo. “Alle forze di Polizia che sono impegnate da giorni a garantire la sicurezza dei cittadini e l’ordine pubblico in un contesto delicato, deve andare il nostro ringraziamento”. Tuttavia, prosegue il consigliere dem, “l’increscioso episodio accaduto oggi ad un giornalista bolognese, al quale vorrei esprimere la mia personale solidarietà”, va visto come un “campanello d’allarme e non va derubricato troppo frettolosamente come episodio accidentale”. In questi casi, conclude Lombardo, “si tratta di trovare un punto di equilibrio tra la tutela della sicurezza dei cittadini e l’esercizio di un diritto fondamentale, come il diritto di cronaca”.

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