Vuoti, tradimenti e il bisogno di cantare: Mèsico live

mesico

27 gen. – Finora conoscevamo musicalmente Paolo Mazzacani come metà dei Tempelhof: ma il 18 gennaio Paolo ci ha svelato il suo lato più intimo pubblicando a nome Mèsico un bel disco intitolato A Long Betrayal. “Mèsico era il mio nonno paterno, soprannominato così perché nato da qualche parte in mezzo all’Oceano, sulla nave che riportava a casa la sua famiglia dopo anni da emigranti in Brasile: ma si sa che un posto esotico vale l’altro e quello è diventato il soprannome della famiglia”, ci ha raccontato Paolo. Cosa ha spinto il musicista a questo tipo di scrittura? “Innanzitutto avevo voglia di cantare e per soddisfare questa esigenza avevo bisogno di canzoni dirette in cui la melodia fosse portante”: ecco quindi un disco dall’impianto acustico nato di notte, che poi è stato arricchito con elettricità ed elettronica, ma “mantenendo l’atmosfera in cui le tracce sono nate”. Ma perché intitolare l’album “Un lungo tradimento”? Il nostro ospite ci dà alcune letture: “Ci sono tradimenti quotidiani verso soluzioni più comode e meno sofferte, ma il tradimento è anche di Mèsico, seppellito per anni dall’elettronica dei Tempelhof”.

Al disco hanno lavorato anche Stefano Pilia e Gionata Mirai, che sta accompagnando Paolo in un minitour di presentazione che ha toccato ieri il Moustache e anche i nostri studi. A Maps, infatti, i due hanno suonato tre canzoni estratte dall’album, compresa quella “Caribbean Girl” definita da Paolo come la canzone più rappresentativa di tutte, suonata anche su disco proprio con Gionata. “Io e Paolo ci conosciamo perché siamo stati coinquilini qua a Bologna nel periodo dell’Università“, ci ha raccontato Gionata. “Abbiamo anche suonato insieme, ma poi ci siamo persi di vista. Finalmente, anni dopo, Paolo si è deciso a fare questo disco solista che aspettavo da tempo: quando il ragazzo ha deciso di muoversi è stato naturale partecipare alle registrazioni”.

Una naturalezza che emerge da ogni brano, sia in versione dal vivo che in studio: “Mèsico ha riempito un vuoto“, ha concluso Paolo. E possiamo dire che le sue canzoni hanno trovato un posto dentro di noi e riempiono chi le ascolta.

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