Merola su Làbas: “Sono bravi ragazzi, ma escano da lì”

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Bologna, 14 ott. – Il sindaco di Bologna Virginio Merola tende la mano agli occupanti di Làbas, collettivo che ha occupato l’ex caserma Masini in via Orfeo, ma avverte che dovranno lasciare l’edificio.

“Penso che lì si facciamo dei mercati di interesse della popolazione intorno, peccato che quell’immobile sia destinato ad altro. Se si vuol discutere con noi di un’altra localizzazione, al di là della fissazione che hanno di essere alternativi occupando, penso possano fare anche delle cose utili per la nostra città. Noi siamo aperti a dialogo”, assicura il sindaco a margine dell’inaugurazione del Saie. “Sono bravi ragazzi, fanno delle ottime attività. Io capisco l’appello della social street ma quell’edificio deve essere ristrutturato”, scandisce il primo cittadino. “Noi stiamo aprendo una strada molto forte e siamo la prima città in Italia sui patti di collaborazione: se uno dimostra di saper fare una cosa nell’interesse generale per la città può avere il sostegno dell’amministrazione”, ricorda il sindaco, tracciando i contorni di una possibile soluzione che dunque potrebbe anche non passare da un bando.

“Chi pensa di poter mettere fine all’esperienza di Làbas pagherà un caro prezzo politico“, recita invece un comunicato sulla pagina facebook del collettivo. Proprio nell’ex caserma Masini per domenica è prevista un’assemblea pubblica lanciata da Gianmarco De Pieri, leader del centro sociale Tpo agli arresti domiciliari. L’idea è quella di aggregare un polo anti Pd in vista delle amministrative della primavera 2016. “Ci incontriamo perché siamo una città molto migliore di chi la governa da troppo tempo e ci meritiamo di più. Una fallimentare classe dirigente , invece di mettersi al servizio di Bologna, l’ha usata per fini personali, per l’appropriazione privata, per la rendita che il potere garantisce ai suoi amici”.

Sempre su facebook Làbas ha replicato ad alcune dichiarazioni della presidente del quartiere Santo Stefano Ilaria Giorgetti. Giorgetti ha espresso apprezzamento per le attività di Làbas, ma ha invitato gli attivisti “a uscire dall’illegalità”. “Evocare la ‘riqualificazione’ di questo spazio attraverso un albergo, un ristorante e degli uffici è uno schiaffo all’intelligenza collettiva, compresa quella del suo (ex?) elettorato che ben volentieri partecipa alle nostre iniziative. Mentre la necessità di un parcheggio, che nel POC si traduce in soli 15 posti auto, non ci sembra un ostacolo a trovare una soluzione condivisa. I progetti che hanno reso Làbas un polo di cooperazione senza fini di lucro non sono frutto di un incantesimo, ma del lavoro di ragazzi e ragazze che si sono rimboccati le maniche sostituendo, con passione politica, ciò che le istituzioni hanno reso improduttivo per 15 anni. Ci viene cucito addosso il ‘marchio dell’illegalità’, ma se l’iter delle regole è quello scritto dalla politica delle colate di cemento abusive, dei vertici di Cassa Depositi e Prestiti provenienti da Goldman Sachs, Fondo Monetario Internazionale e persino dalle figlie -raccomandate- dei ministri come Eleonora Padoan…siamo orgogliosi di essere estranei a queste regole! In settimana convocheremo una conferenza stampa con cui tracceremo una road map, ampia e popolare, ecologica e democratica, che si opporrà ad un destino che qualcuno crede già scritto”.

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