Merola indagato su Atlantide

Bologna, 24 nov. – Il sindaco di Bologna Virginio Merola è stato sentito come indagato, in Procura, nell’ambito dell’inchiesta nata dall’esposto di un comitato di residenti per la vicenda del Cassero di Porta Santo Stefano, occupato da anni dai collettivi queer e punk di Atlantide e sgomberato lo scorso 9 ottobre. L’esposto aveva ipotizzato l’omissione di atti d’ufficio, per il mancato sgombero. Il primo cittadino è stato visto entrare nel primo pomeriggio di ieri da un ingresso laterale della Procura, accompagnato dal suo legale, avv. Vittorio Manes. Dell’audizione ha dato notizia lo stesso Merola, in una nota, senza specificare di essere indagato: “Questo pomeriggio – ha fatto sapere – sono stato sentito in Procura. Ho spiegato le ragioni che hanno condotto, nel pieno esercizio della discrezionalità dell’Amministrazione, a esplorare la possibilità di una soluzione concordata per liberare l’immobile del Cassero di Porta Santo Stefano. Preso atto della impossibilità di giungere a un accordo ho provveduto a liberare l’immobile”. Nei giorni dello sgombero di Atlantide ci fu anche una crisi politica: Merola, in disaccordo con l’assessore alla Cultura Alberto Ronchi sulla gestione della vicenda, gli ritirò le deleghe.

Con l’interrogatorio reso ieri dal sindaco di Bologna, Virginio Merola, si starebbe avviando alla conclusione l’inchiesta aperta dalla Procura sul mancato sgombero di Atlantide dal cassero di Porta Santo Stefano. Un’indagine nata dall’esposto presentato dal comitato dei residenti della zona alcuni mesi fa. Merola, che risulta indagato per omissione di atti d’ufficio, era stato invitato a rendere interrogatorio e si è presentato ieri in Procura per spiegare le sue scelte su Atlantide (la data era stata concordata). A sentirlo la pm Antonella Scandellari e il procuratore aggiunto Massimiliano Serpi. A questo punto l’indagine sarebbe praticamente conclusa e potrebbe anche essere chiusa nel giro di poco. La Procura infatti avrebbe ora in mano tutti gli elementi che servono per tirare le somme: l’esposto (giudicato “molto circostanziato”) del comitato, le delibere e gli atti della Giunta Merola, le spiegazioni del sindaco. “Aspettiamo il proseguo delle indagini- si limita a dire Vittorio Manes, legale di Merola- ieri il sindaco ha avuto premura di chiarire elementi utili per le indagini, spiegando la scelta di aver voluto esplorare prima una soluzione concertata per il rilascio del cassero di Porta Santo Stefano. Poi, quando si è reso conto che non era realistico o non praticabile, ha cambiato strada”. Nel corso dell’interrogatorio, Merola ha tenuto anche a precisare “l’architettura complessa del Comune”, ovvero le deleghe affidate agli assessori e l’intervento diretto del sindaco solo in ultima istanza. (Dire)

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