Merola: “A Làbas avevamo fatto proposte. Sì al dialogo, no agli ultimatum”

Bologna, 9 ago. – Seconda presa di parola in due giorni per il sindaco Merola sullo sgombero del centro sociale Làbas. Questa volta le dichiarazioni del sindaco non sono stringate, sono argomentate e illuminano alcuni aspetti della questione. Ad iniziare con la trattativa tra l’amministrazione e gli attivisti di Làbas. Se i militanti hanno sempre sostenuto pubblicamente che nessuna offerta concreta alternativa a via Orfeo è stata fatta, Merola racconta cose differenti. “E’ falso dire che il Comune non abbia fatto nulla perché nel corso dell’ultimo anno il confronto c’è stato, in via riservata, e si sono tenuti diversi incontri in luoghi istituzionali con rappresentanti di Làbas finalizzati all’individuazione di percorsi trasparenti perché le attività del centro sociale proseguissero in altri luoghi. Il Comune parallelamente ha avuto incontri anche con la Cassa Depositi e Prestiti esercitando quindi un ruolo attivo in questo dialogo. Le proposte fatte al collettivo non sono state condivise. Ora il confronto proseguirà visto che non è mai stato interrotto ma voglio essere chiaro: va fatto alla luce del sole e senza scadenze“.

Respinto al mittente dunque l’ultimatum che Làbas ha dato ieri al sindaco, fissando anche una data ultima. Il 9 settembre, hanno spiegato gli attivisti, ci sarà un corteo che si riprenderà la caserma di via Orfeo a meno che non si trovino prima “soluzioni concrete alternative all’altezza”. Tra le “proposte non condivise” ci sono sicuramente 600 metri quadri di locali comunali in via del Porto.

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Respinte invece le richieste di chi chiede un cambiamento del Poc, il piano operativo comunale che potrebbe cambiare la destinazione d’uso dell’ex caserma Masini. “L’ex caserma Masini – spiega Merola – è destinata a residenze private e ad alberghi in una scelta condivisa con il Comune perché in altre ex caserme sono previsti verde, scuole e servizi. Non è quindi una scelta isolata sganciata dall’insieme ma fa parte di un’accurata pianificazione. Posso dire che a Bologna non c’è nessuna logica di profitto contro l’interesse pubblico, anche da parte della Cassa Depositi e Prestiti. So riconoscere gli interventi speculativi e sono stato anche capace di bloccarli. Nell’interesse di una città che fuori dalle sue mura risulta decisamente apprezzata per le sue scelte urbanistiche”.

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