Merola al 60% in caso di ballottaggio. Via libera dal Pd

Bologna, 9 dic. – Il 46% dei bolognesi voterebbe al primo turno per Virginio Merola. E, in caso di ballottaggio, più del 60% lo preferirebbe sia al candidato dei Cinque Stelle, Massimo Bugani sia a Lucia Borgonzoni della Lega Nord. Sono alcuni dei dati emersi del sondaggio commissionato dal Pd nazionale alla società Swg e realizzato la scorsa settimana. Le intenzioni di voto per Bugani e Borgonzoni al primo turno si fermano sotto la metà del consenso dell’attuale primo cittadino, poco sopra il 20%. La quarta candidata testata, l’europarlamentare ex Pd e attualmente in ‘Possibile’, Elly Schlein, sarebbe votata dal 4-5% degli elettori. Quanto ai partiti, il Pd come intenzioni di voto si attesta intorno al 45%. E se il giudizio generale sull’operato dell’amministrazione è positivo per il 53-54% dei cittadini, sui singoli temi trattati è forte il sostegno alla scelta del comune di sgomberare il centro sociale Atlantide: solo il 17% ha infatti definito sbagliato il provvedimento. A livello di atteggiamento, tra indulgenza e intransigenza, per il 55% dei bolognesi la legalità va garantita in ogni caso. E tra le priorità sia indicato il tema della sicurezza oltre quello dell’innovazione.

Il sondaggio commissionato dal Pd nazionale sul gradimento del sindaco ha sostanzialmente convinto il partito di Matteo Renzi, anche se non c’è alcuna presa di posizione ufficiale di via del Nazareno in proposito. “Ripartiamo da Merola” è l’invito che filtra da fonti Pd nazionale, secondo l’agenzia stampa Dire.

“I sondaggi su Merola sono buoni, si tratta di un amministratore uscente con un buon giudizio, dunque ripartiamo da lui”. Parole che sembrano porre fine alla telenovela cominciata questa primavera, quando il Pd di Bologna ha tenuto per qualche mese in stand-by la ricandidatura del primo cittadino uscente, tra critiche pesantissime e silenzi altrettanto pesanti. Poi, scomparso dall’orizzonte il possibile sostituto (l’ex rettore Ivano Dionigi), il nodo è stato sciolto con una votazione unanime dell’assemblea cittadina Pd. Ma in autunno è ripartita la ridda di possibili candidati alternativi, da Elisabetta Gualmini fino ai più suggestivi (ma meno praticabili) nomi di Pier Luigi Bersani e Vasco Errani. Alla fine si è deciso di valutare nuovamente il gradimento di Merola, anche se il Pd di Bologna col segretario Francesco Critelli ha sempre ”blindato” la candidatura del sindaco metropolitano.

Venerdì prende il via per il primo cittadino la campagna elettorale. Dopodomani sera, in occasione della Festa del tesseramento del Pd provinciale a cui parteciperà l’ex segretario Pierluigi Bersani, “annuncerò il mio comitato elettorale e dopo si parte”. Si parte, aggiunge Merola, “per questo bellissimo viaggio in una città bellissima”. Merola dunque inaugura la propria corsa con buona pace di chi, anche nel Pd, non è convinto della sua ricandidatura. Una volontà evidentemente puntellata dall’esito del sondaggio nazionale che assegnerebbe al sindaco un gradimento del 45%. “Come sempre non commento i sondaggi e continuo a lavorare”, dice Merola a domanda dei giornalisti. Ma, poco dopo, il sindaco scaccia via le ombre di un mancato pieno sostegno da parte dei vertici nazionali del partito: “A Roma sono tranquilli”, assicura. Tant’è che Merola si prepara nel giro di pochi giorni ad annunciare il comitato elettorale. C’è già anche uno slogan pronto? “No. Io avevo proposto ”una sola volta non basta” ma mi hanno detto che è quello della raccolta differenziata di Hera”, rivela Merola, lasciandosi andare ad una risata.

Il sondaggio sul primo cittadino? “E’ in linea con quello uscito qualche mese fa”, ostenta tranquillità il capogruppo Pd in Comune, Claudio Mazzanti. Forse “qualcuno pensava ad un crollo”, ma “dopo tutta la campagna fatta contro e il fuoco di fila” su Merola, sottolinea il capogruppo, “siamo alla stessa posizione”. E allora “poveretti”, si toglie un sasso dalla scarpa Mazzanti: “Se ne facciano una ragione” e “stiano sereni, sia gli avversari esterni che qualche simpaticone interno”. Un discorso che “vale anche per qualcuno che pensava di essere l’alternativa centrista”, conclude Mazzanti, con un riferimento implicito al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, in quota Udc.

 

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