Matteo Maria Zuppi è il nuovo arcivescovo di Bologna

matteo zuppi foto flickr ACLI CC BY-NC 2.0

Matteo Maria Zuppi, foto Flickr Acli – CC BY-NC 2.0

Bologna, 27 ott. – Papa Francesco “ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana di Bologna” presentata dal Cardinal Carlo Caffarra e ha nominato nuovo arcivescovo monsignor Matteo Maria Zuppi, finora vescovo titolare di Villanova e ausiliare di Roma. Lo annuncia il Bollettino della Santa Sede .

Maria Zuppi, ricorda la Santa Sede, è nato a Roma l’11 ottobre 1955 e dal 2000 al 2012 è stato  assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio.
Nel 1992 ha partecipato ai negoziati di pace in Mozambico assieme al fondatore di Sant’Egidio Andrea Riccardi, poi diventato ministro per la cooperazione del governo Monti, e all’allora deputato socialista Mario Raffaelli, oggi presidente dell’ong Amref. Per la sua opera di mediazione Zuppi è stato nominato cittadino onorario del Mozambico.Ex parroco di Santa Maria in Trastevere, è conosciuto per l’attività in favore dei più poveri, degli immigrati, dei rom. Nel 1990 svolse insieme ad Andrea Riccardi, Jaime Goncalves e Mario Raffaelli il ruolo di mediatore nelle trattative che, dopo 27 mesi, portarono il 4 ottobre 1992 alla storica firma degli Accordi di pace di Roma che sancirono la fine delle ostilità in Mozambico, segnato da 17 anni di guerra civile. Per questi eventi, nel solco della “diplomazia parallela” di Sant’Egidio, Zuppi e Riccardi furono nominati cittadini onorari del Mozambico.

“A cinquanta anni dal Concilio voglio provare, con voi, a guardare il mondo e ogni uomo ancora con quella simpatia immensa, volendo la Chiesa di tutti, proprio di tutti, ma sempre particolarmente dei poveri”. Sono queste le prime parole di Matteo Maria Zuppi, nuovo vescovo di Bologna, nel primo saluto rivolto ai fedeli dell’Arcidiocesi. Già dalle primissime parole è impossibile non notare un forte tratto di discontinuità con Caffarra (al quale ha rivolto un ringraziamento per il suo “servizio generoso e intelligente”): Zuppi ha più volte richiamato il Concilio Vaticano II, ha citato monsignor Romero e Giovanni XXIII, per ricordare che “Gesù non condanna ma usa misericordia. Senza ascolto e senza misericordia si finisce tristemente per vedere, certo sempre con tanto zelo per la religione, solo rovine e guai”. Infine anche un appello ‘dialettale': “Mi perdonerete – ha scritto Zuppi ai bolognesi – all’inizio qualche inflessione romana. Ma c’è una parola che imparerò subito, perché voi la pronunciate con un accento che mi ha sempre ricordato un tratto molto materno: ‘teneressa’. E’ quella che chiedo alla Madonna di San Luca, perché mi e ci protegga”.

Il commento di Paolo Mengoli, ex direttore Caritas a Bologna e coordinatore del segretariato sociale della Confraternita della Misericordia di Bologna.

“Rivolgo a monsignor Matteo Maria Zuppi le più sentite felicitazioni per la nomina a Arcivescovo di Bologna: si tratta del riconoscimento di un lungo percorso pastorale le cui basi culturali e la cui declinazione sono certa porteranno beneficio non solo alla Chiesa bolognese, ma a tutta la nostra città”. Così Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale, dopo la decisione di Papa Francesco in merito alla nomina del nuovo Vescovo di Bologna.

“In questo momento, caratterizzato da un aumento della povertà e del numero delle famiglie in difficoltà, senza reddito e senza casa, la storia di Zuppi ci conforta nel lavoro che le istituzioni civili e religiose, insieme, dovranno affrontare nei prossimi mesi, per rispondere alle molteplici esigenze che arrivano dalla nostra comunità, seguendo il sentiero di solidarietà, accoglienza e vicinanza ai più poveri della società indicato da Papa Francesco”. E’ il messaggio di benvenuto che il sindaco Virginio Merola ha mandato al nuovo vescovo di Bologna Matteo Zuppi. “Sono convinto – ha detto il sindaco – che la collaborazione non mancherà. A nome della città di Bologna auguro al Vescovo Zuppi un buon lavoro”.

Questa la lettera che il nuovo arcivescovo ha spedito ai cittadini e alle cittadine bolognesi

Carissimi e carissime, mi rivolgo a voi con la familiarità che c’è per l’essere fratelli e sorelle. Lo siamo e lo scopriremo assieme. Quella di oggi non si può proprio dire che sia una sorpresa, considerando le tante anticipazioni pubblicate in queste settimane, iniziate ben prima che il diretto interessato sapesse qualcosa.

Io, comunque, sono in realtà pieno di stupore. La vita del Vangelo apre sempre nuovi orizzonti, impensati, imprevedibili, appassionanti. È lo stupore di Pietro quando vede i tanti frutti inaspettati e si rende conto di quanto è peccatore. La grazia è sempre immeritata. La creta resta creta, anche se in essa è riversato il tesoro dell’amore di Dio. Conosco il mio limite e lo avverto ancora di più pensando alla lunga storia di santità della vostra Chiesa di Bologna. Vogliatemi bene e vogliatemi bene per quello che sono. Il vostro amore mi cambierà. Mons. Romero amava dire: «Io credo che il vescovo ha sempre molto da apprendere dal suo popolo». Avverto il mio personale limite, ma ho anche la consapevolezza che è Lui che chiama e non farà mancare la sua provvidenza. Questo mi riempie di serenità e fiducia. Inizia per me un nuovo servizio, insieme a voi. Camminerò volentieri assieme a voi, perché la Chiesa è mistero di comunione, visibile e invisibile, famiglia dove paternità e fraternità non possono mai pensarsi una senza l’altra.

Ringrazio Papa Francesco per la fiducia. È il mio unico titolo con il quale mi presento a voi. Ringrazio il Cardinale Caffarra del suo servizio di questi anni, generoso ed intelligente e gli assicuro la mia fraternità ed amicizia. Penso al compianto Cardinale Biffi e ai tanti che hanno lavorato prima di noi nella messe dove io e voi siamo chiamati ad andare a lavorare, mietendo quello che altri hanno seminato. Ringrazio e sento la responsabilità di seminare con voi, a nostra volta, perché altri possano raccogliere frutti. Il tempo è davvero superiore allo spazio! Questo anno Papa Francesco lo ha proclamato anno della misericordia. Non poteva essere migliore inizio. Ci metteremo assieme per strada, senza borsa e bisaccia, con l’entusiasmo del Concilio Vaticano II, per quella rinnovata pentecoste che Papa Benedetto si augurava. Me lo ha suggerito il Vangelo di domenica scorsa, quello dell’incontro di Gesù con Bartimeo, cieco e mendicante. Il Signore non rimprovera chi chiede anche se lo fa in maniera inopportuna. Egli si ferma, chiama vicino e ascolta, per trovare la risposta alla domanda che agitava quell’uomo, per comprendere la sua richiesta, così umana e drammatica, di luce e di futuro. Gesù non condanna ma usa misericordia «invece di imbracciare le armi del rigore», come diceva Giovanni XXIII. Infatti senza ascolto e senza misericordia si finisce tristemente per vedere, come continua Giovanni XXIII, «certo sempre con tanto zelo per la religione», ma solo «rovine e guai».

A cinquanta anni dal Concilio voglio provare, con voi, a guardare il mondo e ogni uomo ancora con quella «simpatia immensa», volendo la Chiesa
di tutti, proprio di tutti, ma sempre particolarmente dei poveri. Insieme faremo un pezzo di strada. Con la gioia del Vangelo. Mi perdonerete all’inizio qualche inflessione romana. Ma c’è una parola che imparerò subito, perché voi la pronunciate con un accento che mi ha sempre ricordato un tratto molto materno: «teneressa». È quella che chiedo alla Madonna di San Luca, perché mi e ci protegga.
Monsignor Matteo Zuppi

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