Matrimonio in punto di morte. Il pm: “Frascaroli a processo”

Bologna 16 ott.- Chiesto il rinvio a giudizio per il reato di falso nei confronti dell’assessore ai Servizi sociali del Comune di Bologna Amelia Frascaroli, che il 22 luglio 2013 aveva celebrato un matrimonio in extremis del quale era stata contestata la validità per l’incapacità di intendere e volere dello sposo, un ex vigile in pensione di 72 anni di lì a poco deceduto. A formulare la richiesta è stato il Pm Simone Purgato, che ha anche chiesto l’archiviazione nei confronti di tutti i testimoni che avevano presenziato all’atto di matrimonio e che erano indagati per concorso in falso. Secondo l’avvocato Alessandro Gamberini, difensore dell’ assessore, “la scelta del Pubblico ministero appare stupefacente perché sembra ignorare il risultato delle indagini difensive che erano state svolte anche per supplire alla carenza di indagini del suo ufficio”. “Appena un giudice potrà vagliarne la posizione nei prossimi mesi – ha aggiunto il legale – confido che l’accusa, priva di fondamento, sia destinata a cadere”.

A quanto si apprende, nel capo di imputazione si parla di un certificato, rilasciato da un medico il giorno stesso del matrimonio celebrato dall’assessore Frascaroli, che non avrebbe attestato la capacità di intendere e di volere dello sposo, come avanzato dalla difesa, ma solo che l’uomo era ricoverato al Policlinico Sant’Orsola in pericolo di vita e che, perciò, non poteva essere trasportato in un luogo esterno alla struttura.

Amelia Frascaroli risponde del reato di falso in concorso e ‘previo concerto’, secondo l’accusa, con la sposa, un’ucraina di 54 anni. Per il difensore di Frascaroli, avv. Alessandro Gamberini, invece, le due non si conoscevano. Per il Pm Simone Purgato la straniera, come istigatrice e l’assessore come pubblico ufficiale formarono il falso in cui si sosteneva che l’ex vigile 72enne, lo sposo, al momento dell’atto era perfettamente in grado di intendere di volere e conseguentemente che aveva espresso consapevolmente la propria volontà di contrarre matrimonio. Inoltre all’ucraina è contestata anche la circonvenzione di incapace perché “abusando dello stato di infermità e deficienza psichica in cui versava il proprio convivente” lo ha indotto a firmare, oltre all’atto di matrimonio, un atto di vendita per una moto d’epoca, una Fiat 600 d’epoca e un’Opel Astra; il 16 luglio 2013, sei giorni prima delle nozze, un testamento pubblico con cui veniva nominata sua erede universale; il giorno dopo, un assegno da 40mila euro in suo favore. Il giudizio è stato chiesto anche nei confronti del notaio, per la vicenda del testamento. “Voglio solamente giustizia per mio figlio”, ha detto l’ex moglie dell’uomo, che fece partire le indagini con una denuncia. La donna appare amareggiata per la richiesta di archiviazione nei confronti dei testimoni. (Ansa)

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.