Massimo Cotto porta a teatro le storie di Rock Bazar

live_cristina-612

Bologna, 9 febbraio – La storia del rock in scena a teatro. La voce narrante di Massimo Cotto accompagnata dal talento cristallino di Cristina Donà e dalla virtuosa chitarra di Alessandro “Asso” Stefana danno vita a due ore di racconti e aneddoti sugli ultimi sessant’anni della musica rock e dei suoi protagonisti.

L‘idea è quella di una ascolto d’altri tempi, narrazione calda ma scoppiettante per una platea che assiste come fosse davanti al focolare. Sono le storie del suo programma radiofonico Rock Bazar che è anche il titolo dei suoi ultimi due libri (Rock Bazar vol. 1 e vol.2) in cui Massimo Cotto pubblica la bellezza di mille racconti tra curiosità, leggende metropolitane e trasgressioni.

“Ho provato a immaginare i dieci comandamenti reali applicati al mondo della musica rock. Visto che spesso si parla del rock come una messa pagana e  della rockstar come un Dio che parla ai suoi fedeli, per gioco e senza blasfemia abbiamo voluto reinterpretare dieci classici non con l’effetto juke-box ma facendoli nostri, anche rischiando, solo voce e chitarra ma con il talento puro di Cristina e di ‘Asso’ Stefana: “Darei due anni della vita di Marco Carta per suonare come lui!” dice Cotto.

La vita ruota intorno alla parola scritta, parlata, recitata o pronunciata in radio”. Sarà per questo che si definisce “l’unico al mondo a cui la storia del rock si è manifestata prima con la parola che con la musica”. Aveva sedici anni quando ha cominciato in una radio privata di Asti: “Sono uno che ha avuto culo, sognavo di diventare una star della pallacanestro, poi un giorno in macchina ho sentito un dj costruire una storia su Thunder road di Springsteen e ho capito che  era quello che volevo fare, raccontare con la musica”.

Vale la pena allora di leggere le avventure di qualcuno dei nostri miti del rock, senza troppo domandarci se le storie come le supposte magiche di Rod Stewart e Ron Wood o le picconate di Bob Dylan siano reali o leggendarie. Certo è che Massimo Cotto ne ha sentite parecchie con le sue orecchie direttamente dalla voce dei protagonisti, quando la musica era come un “palazzo da abitare tutti insieme, ognuno nella sua stanza ma con il bagno in comune“. Quando il rock, insomma, era senso di appartenenza.

Ascolta l’intervista a Massimo Cotto realizzata da Piero Santi per Humus.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.