Cristiano Godano: “Il Vile oggi si nasconde dietro il monitor”

ilvile

2 feb. – Arriva domani alla Zona Roveri di Bologna il tour dei Marlene Kuntz che celebra il ventennale del secondo disco della band, uscito nell’aprile del 1996: “‘Onorate il Vile’ ci sembrava un ottimo slogan per il tour”, ha raccontato il frontman della band, Cristiano Godano, ai microfoni di Maps. “Ci siamo però posti il problema di attualizzare la questione: allora ‘Il Vile’ era una canzone intima che parlava solo di una persona, mentre ci pare evidente che la viltà al giorno d’oggi, palese, noiosa e fastidiosa, sia la diffusione di odio e di atteggiamenti distruttivi in rete. Atteggiamenti codardi, insolenze, stronzate e cattiverie che poi vis-a-vis non hanno corrispondenze nel reale: come dico sempre, il mezzo internet è fantastico, ma lo si usa male.”

Proseguendo il discorso iniziato con il ventennale di Catartica, abbiamo esplorato con Godano le condizioni in cui è avvenuto il lavoro sul secondo disco: “Eravamo poco maliziosi e poco consapevoli: non c’era internet, non avevamo tanti riscontri su Catartica. Quell’album ci disse solo che potevamo ancora provarci, ma ho cominciato a pensare di fare il musicista nella vita solo dopo quattro o cinque dischi. I pezzi de Il Vile sono stati creati con lo stesso mood che avevamo per Catartica e che avremmo avuto per Ho ucciso paranoia“. L’entrata del nuovo bassista Dan Solo spinge i suoni del disco verso il metal e il grunge, ma ci sono brani che, già ne Il Vile, segnano la strada che i Marlene avrebbero poi preso in futuro. Continua Godano: “‘Come stavamo ieri’ è il pezzo che finalmente mi ha dato la sensazione che i Marlene potessero rallentare e suonare qualcosa di più vicino alla ballata: una tendenza che ha attirato tempeste di critiche negli anni, rompendoci i coglioni. Un tipo di canzone che avrei sempre voluto fare, anche prima di Catartica, ma dovevo confrontarmi con musicisti che provenivano da altri ambienti e, soprattutto, eravamo tutti più giovani. A meno che nel tuo DNA non ci sia una certa attitudine, essere persuasivi a ritmi lenti è piuttosto difficile: è molto più semplice ‘risolverla in cagnara’. Quel brano, insieme a ‘L’esangue Deborah’, mi hanno fatto capire che si poteva andare in quella direzione.”

Una direzione che è stata contestata da tanti “vili” da tastiera, da chi “è abbarbicato a cliché estetici, di branco, a cui pare si debba sempre dimostrare qualcosa. È spiacevole che si senta una specie assurdo tradimento da parte di un mondo che è il nostro, perché ascoltiamo la stessa musica: ma siamo da rispettare e da apprezzare nei tentativi che abbiamo fatto per evolverci, senza ripeterci. L’ultimo Lunga attesa è una prova di tutto questo: atmosfere scure, chitarre elettriche e distorte che evocano un mondo pertinente ai Marlene di vent’anni fa”.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.