Mark Springer: “Voglio che il pubblico rischi con me”

26 apr. – Venerdì scorso DOM, la cupola del Pilastro, ha presentato un’anteprima nazionale: il programma “Contesto” di Laminarie, infatti, ha ospitato uno dei più importanti pianisti contemporanei britannici, Mark Springer, in You Are Here, una serata/performance che ha mischiato brani tratti dall’esteso repertorio dell’ex Rip, Rig & Panic a improvvisazioni e composizioni create al momento o, come si usa dire, “site specific”, secondo le coordinate tra jazz, sperimentazione e classica contemporanea lungo le quali si muove l’artista. Springer è stato ospite di Maps poche ore prima del concerto e con lui abbiamo innanzitutto voluto indagare il rapporto che c’è tra la sua musica e la pittura, l’altra forma di espressione artistica che lo impegna con successo. “C’è un collegamento forte tra le due discipline, ne parlavo giusto ieri: nel concerto di questa sera [venerdì 21 aprile, ndr] mi prenderò il rischio di suonare musica che non conosco. Creerò musica nuova, fresca, d’improvvisazione, senza alcuna idea preconcetta, basandomi semplicemente sul fatto di essere in un teatro a Bologna, sulla sua atmosfera. Quando dipingo un ritratto decido di dipingerlo non come un ritratto… Voglio liberarmi dall’immagine, non renderla identica al soggetto: se sono allo specchio per preparare un autoritratto, non penso necessariamente di farlo uguale a me, non mi importa. Se riesco a liberarmi dal fatto che il dipinto mi assomigli, ecco che le cose diventano molto più interessanti e più libere. Con la musica accade lo stesso: cosa suonerò stasera? Non ne ho idea e questo può rendere la musica interessante: è il rischio che corro con musica e pittura”.

Come mai nella tua carriera hai deciso di mischiare spesso le carte in tavola? Si tratta di qualcosa di molto comune nel tuo percorso.
Quando ho cominciato a suonare con i Rip, Rig & Panic il mio obiettivo era quello di scuotere il mondo britannico del jazz inglese dell’epoca, creare un suono che contenesse elementi jazz, pop e di classica moderna. Volevo che si creasse un nuovo pubblico intorno a questo suono, che si ampliasse la nicchia di specialisti che seguiva il jazz in Gran Bretagna negli anni ’80: ce l’abbiamo fatta!

Qual è il tuo rapporto con i generi musicali oggi? Ti senti legato a confini e paletti?
In un certo senso il mio viaggio è stato sempre simile a se stesso: la mia musica cerca di incorporare elementi e strutture che appartengono alla musica classica e al jazz, ma non perché ci pensi. Si tratta di qualcosa che capita, semplicemente e naturalmente: sono un grande interprete di musica classica, contemporanea e jazz e ho sempre amato queste musiche. Ci sto riflettendo in questo periodo, così come facevo all’epoca dei Rip, Rig & Panic.

Torniamo alla serata speciale a DOM: nella celeberrima 4’33” di John Cage facevano parte della stessa composizione i colpi di tosse degli spettatori, gli scricchiolii del piano, eccetera. Nelle tue performance che tipo di elementi umani entrano in gioco?
John Cage sperimentava con la natura del pubblico in relazione al suono: facendo sentire i rumori del pubblico, esponeva la platea dicendo “La musica siete voi”. Io sto facendo qualcosa di simile e diverso allo stesso tempo, ed è per questo che sono interessato al concetto di “contesto” di Laminarie: chissà, forse farò suonare il pianoforte a qualcuno del pubblico! Magari viene fuori qualche idea anche migliore della mia! Il mio “contesto” è creare qualcosa di completamente nuovo, con voi, in quello spazio: correrò un rischio, ma voglio che con me lo corrano tutti, voglio creare qualcosa di nuovo e voglio che voi lo facciate con me. I partecipanti non sanno cosa aspettarsi e cosa otterranno, perché io stesso non so cosa suonerò.

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.