La mamma di Aldro ritira le querele: “Non è un perdono. Non voglio più sapere nulla di loro”

Bologna, 7 lug. – La mamma di Federico Aldrovandi ritirerà le querele presentate nei confronti del senatore Carlo Giovanardi, dell’agente di polizia Paolo Forlani, condannato in via definitiva per la morte del figlio, e del segretario del Coisp Franco Maccari. Lo ha annunciato la stessa Patrizia Moretti al Senato. “Non è un perdono, e d’altra parte nessuno mi ha mai chiesto scusa – ha detto la donna – non spenderò più minuti della mia vita per queste persone e per i loro pensieri. Non voglio più sapere nulla di loro”.

Tra due mesi, ha ricordato Patrizia Moretti, saranno passati 10 anni dalla morte di Federico e i quattro agenti che hanno ucciso Federico sono stati condannati in via definitiva dalla Cassazione. Le querele nei confronti di Giovanardi, Forlani e Maccari, erano state presentate poiché sia il senatore sia i poliziotti hanno fatto dichiarazioni e azioni “volgari, offensive e dolorose nei confronti di Federico e della nostra famiglia”. Giovanardi ad esempio, ha sottolineato Patrizia Moretti, “ebbe il coraggio di dire che il cuscino sotto la testa di Federico all’obitorio non era macchiato di sangue ma era rosso”. Altre “falsità e bugie” sono arrivate dal segretario del Coisp Franco Maccari, che organizzò una manifestazione proprio sotto le finestre dell’ufficio della donna a Ferrara, e dall’agente Forlani. “Non dimenticherò mai le offese che mi ha rivolto dopo la sentenza della Cassazione – dice Patrizia – è stato lui, sconosciuto e violento, ad appropriarsi degli ultimi istanti della vita di mio figlio”. Prima di decidere di ritirare le querele, ha spiegato la donna, “ho riflettuto a lungo. E alla fine mi sono accorta che avevamo vinto su tutti i fronti: non vi era più alcun dubbio, tra l’opinione pubblica, sulle persone che ho querelato”. Dunque andare avanti “sarebbe stata soltanto una fatica soltanto mia che nulla aggiungerebbe utilmente e concretamente a nessuno se non alla loro visibilità”. Ecco perché “dico basta. Non lo faccio perché mi è venuta meno la fiducia nella giustizia, ma dieci anni sono troppi -ha scritto Patrizia in una lunga lettera intitolata ‘Io ci sto male, per loro è un mestiere’ – . Mi voglio sottrarre a questo stillicidio e sono convinta che una sentenza di condanna non potrebbe cambiare persone che, da quanto capisco, costruiscono la loro carriera sull’aggressività e sul rancore”. Da oggi, conclude la mamma di Federico, “non voglio più saper nulla di queste persone, che offendono un ragazzo morto e alimentano il dolore di una famiglia. Non voglio neanche più sentir pronunciare i loro nomi”.

(Ansa)

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