“Mai più polizia in università”. Firmano anche Heidi Giuliani, i 99 Posse e Lo Stato Sociale

università_36Bologna, 1 mar. – “Siamo gli studenti e le studentesse del 36, abbiamo deciso di scrivere questo appello rivolto ad accademici e accademiche, a scrittori e scrittrici, ad artisti e artiste,studenti e studentesse, tutti gli uomini e le donne che come noi non vogliono che le scene della violenza poliziesca all’interno delle aule universitarie, viste a Bologna, si ripetano, nè qui, nè altrove”. Si apre così un appello che via mail ( maipiupoliziainuniversita@gmail.com ) sta raccogliendo adesioni da parte di alcuni docenti dell’università di Bologna, e non solo. Tra le prime firme quelle di Donata Meneghelli, Monica Dall’Asta e Sandro Mezzadra, tutti e tre prof all’Alma Mater. Ma ci sono anche adesioni del mondo delle musica, come quelle dei 99 Posse e degli Stato Sociale. A firmare anche Heidi Giuliani, madre di Carlo Giuliani, lo scrittore Valerio Evangelisti

“L’università e tutti i luoghi di circolazione e produzione dei saperi – si legge nell’appello – non possono essere scenario di repressione militare del dissenso , chiediamo a tutti di sottoscrivere questo appello, di unirsi nel condannare quanto successo poco dopo le ore 17 del 9 febbraio del 2017, nella biblioteca di scienze umanistiche di via Zamboni 36 a Bologna. Nei giorni seguenti l’opinione pubblica è stata impegnata nel condannare la reazione di studenti e studentesse e non l’azione para-militare condotta dalla celere in una biblioteca su richiesta del Rettore Ubertini dell’Alma Mater Studioroum”. E ancora: “Chiediamo: A tutti gli studenti e a tutte le studentesse di ogni ordine e grado. A tutti i docenti e le docenti di ogni ordine e grado. Agli scrittori e alle scrittrici, agli attori e alle attrici, ai musicisti e alle musiciste. A tutti gli operatori e le operatrici del mondo dell’educazione e della cultura. Agli uomini e alle donne di questo Paese di prendere parola, di esprimersi, di agitarsi, di indignarsi, di aggregarsi per non permettere che quanto visto il 9 febbraio a Bologna possa ripetersi nuovamente, per non permettere che quell’azione repressiva possa essere normalizzata e considerata dai Rettori delle Università italiane metodo di risoluzione dei conflitti nascenti all’interno dei propri spazi universitari. Al di là dei tornelli e di quello che rappresentano, al di là delle singole opinioni sulle scelte delle singole amministrazioni universitarie pensiamo che su questo non ci possano essere divisioni o tentennamenti, pensiamo che la ferma condanna di questa inaccettabile azione sia a garanzia di tutti e di tutte”.

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