Mai Morti

Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione antipartigiana, è ispirato il monologo scritto da Renato Sarti e interpretato da Bebo Storti in cui un vecchio nostalgico delle “belle imprese” del ventennio fascista si ritrova impegnato in prima persona a difesa dell’”ordine pubblico”, contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.

Ma Mai Morti sono anche quei personaggi impregnati di cultura fascistoide che non hanno mai messo divise e che fingono di non aver mai avuto nostalgie, che sono spesso eleganti uomini delle istituzioni, che dicono di non essere mai stati fascisti perché magari votavano DC, e che ora come allora ammorbano l’aria del 25 Aprile.
Una veloce carrellata di esempi: dall’ineffabile Schifani, che non disdegnava le compagnie dicutibili degli “amici silenziosi” con la coppola, ma che da Presidente del Senato domenica va a Palermo a celebrare il 25 aprile in una piazza ben distante da quella canonica dove si ritrovano L’ANPI e i partigiani. Certo, con certa gente avrà pensato Schifani, è meglio non farsi vedere assieme.  E che dire dell’encomiabile Cirielli di Salerno che è riuscito in un’impresa geniale: celebrare il 25 aprile cancellando la Resistenza, anzi, contro la Resistenza stessa.

Ma invidiabili esempi non mancano anche da noi: dal Comune di Monzuno che ha avuto la bella pensata di nominare nel comitato onoranze delle Vittime dell Strage di Marzabotto un prete, Don Dario Zanini,  che da sempre si fa beffe delle ricostruzioni storiografiche più serie e minuziose perché considera la Brigata Stella Rossa una banda criminale.”Io c’ero” dice Don Zanini, tanto basta e arrivederci…
Poi c’è il folklore: il deputato Garagnani, che nell’MSI pare non sia mai stato (ma probabilmente ne aveva tanta simpatia) che assieme al suo collega Bignami camerata Galeazzo pensa al 25 Aprile come a un evento da abolire, avverte la commissaria di guardarsi bene dal parteciparvi, e rilancia il suo vecchio (ma sempre valido) progetto di sostituire la festa della Liberazione con la festa della vittoria della DC alle elezioni del ’48.

Mai Morti, dicevamo. Far ricordare a loro la Resistenza al nazifascismo è come chiedere alle N’drine di celebrare la giornata della legalità: sono refrattari all’evento. D’altronde non hanno avuto la fortuna di appartenere a una destra antifascista, come avviene nel resto d’Europa, e dunque non si sentono affatto parte di quella storia, anzi, molti di questi personaggi il 25 aprile lo ricordano come un lutto, la perdita della  loro di storia. Quella che veniva da vent’anni di regime e che si è infine immolata nell’illegalità della Repubblica Sociale italiana, stato fantoccio e criminale, pienamente complice dell’occupante nazista.

Ricordava ai nostri microfoni il partigiano Gildo Bugni la delusione nel vedere dopo la Liberazione le stesse facce che avevano conosciuto e combattuto tornare tranquillamente nei loro posti di potere: “Libertà.. la libertà è una parola retorica, non cè libertà se non c’è giustizia e li la giustizia era andata a catafascio.. “. Lasciamo dunque i Mai Morti al loro destino e occupiamoci dei vivi, soprattutto dei più giovani, abbandonando, se possibile, le forme più trombonesche e retoriche delle celebrazioni per dare un senso autentico alle cose. Secondo coscienza, senza arretrare mai di un passo.

Paolo Soglia

Ascolta l’intervista realizzata da Riccardo Tagliati a Gildo Bugni, partigiano gappista, ora nella segreteria provinciale dell’Anpi di Bologna: gildo_bugni_sito

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