M5s, firme irregolari, 4 indagati a Bologna

movimento-5-stelle-ambiente23 nov. – Come a Palermo, anche a Bologna ci sono degli indagati per presunte irregolarità nella raccolta firme a sostegno del Movimento 5 Stelle. Si tratta di un’inchiesta che ipotizza a carico di quattro persone la violazione della legge elettorale in occasione delle Regionali 2014, un fascicolo nato da un esposto di due militanti. La denuncia riguardava anche una sottoscrizione ritenuta irregolare perché avvenuta al Circo Massimo di Roma, quindi fuori dal territorio di competenza, durante un raduno M5S, dal 10 al 12 ottobre 2014.

Tra i quattro indagati dalla Procura di Bologna nell’inchiesta sulla raccolta firme del M5S per le Regionali in Emilia-Romagna del 2014, c’è anche Marco Piazza, vicepresidente del Consiglio comunale. Ai quattro è contestata la violazione dell’articolo 90 comma 2 del Dpr 570 del 1960. Piazza sarebbe chiamato in causa in qualità di ‘certificatore’, insieme ad un suo collaboratore e ad altre due persone. Tra le contestazioni, nel fascicolo del Pm Michela Guidi che ha coordinato le indagini dei Carabinieri di Vergato, c’è quella di aver autenticato firme non apposte in loro presenza oppure in luogo diverso rispetto al requisito di territorialità, oppure in mancanza della qualità del pubblico ufficiale. Oltre a Piazza risulta indagato Stefano Negroni, segretario del consigliere comunale a 5 Stelle.

“Marco Piazza o il suo collaboratore Stefano Negroni erano sempre presenti durante la raccolta firma, o l’uno o l’altro. Per loro due metto le mani sul fuoco”, commenta il capogruppo del Movimento 5 Stelle Massimo Bugani. “Facciamo sempre banchetti pubblici, alla luce del sole, in questa storia ci sono una serie di elementi curiosi. Sono state infilate firme? Non ne ero a conoscenza. Se avessimo avuto la coscienza di eventuali irregolarità secondo voi non avrei fatto nulla?”

“Sono stato il collettore delle firme e le ho portate in tribunale – spiega Negroni – Se avessi avuto un dubbio avrei agito di conseguenza, ci vorrà un minimo di dolo per fare un reato. Firme raccolte altrove? Questo non glielo so dire, ho fatto due banchetti uno al circolo Mazzini uno in Piazza Maggiore. Il nostro modo di raccogliere le firme è sempre stato collegiale, tutti ci hanno messo le mani, un errore ci può stare perché il nostro modo di lavorare è condiviso, un errore ci può stare”.

 

Stefano Adani, ex attivista dei 5 Stelle di Monzuno che presentò nel 2014 l’esposto assieme a Paolo Pasquino, ha commentato così lo scorso 28 ottobre l’indagine in corso: “Non mi sentirò mai un vigliacco per aver denunciato quello che secondo me era un reato, poi sarà la magistratura a decidere se in effetti lo era o meno. I controlli in occasioni delle raccolte firme eravamo noi del M5S a farli agli altri, primi a puntare il dito e urlare quando verificavamo irregolarità”.

La polemica politica. “Quattro indagati per le firme false a Bologna, sommati con quelli di Palermo sono dodici. Allora è un metodo, si chiama Grillopoli”. Lo dice in un tweet la vice capogruppo del PD alla Camera Alessia Morani. “Dopo lo scandalo delle firme false raccolte per le amministrative a Palermo, la grillopoli si estende a macchia d’olio fino a Bologna dove ci sono quattro indagati a seguito di un esposto di due militanti pentastellati. Questa è l’ennesima conferma che nel M5S la trasparenza è soltanto una parola priva di significato, usata solo a fini di propaganda. I dipendenti della Casaleggio Associati non hanno nessuna credibilità quando parlano di rispetto delle regole e di difesa della democrazia in quanto violano, ripetutamente, le regole più elementari che ne sono alla base”. Lo ha detto Marco Di Maio dell’ufficio di presidenza del gruppo Pd alla Camera.

Sulle presunte firme irregolari a Bologna, i Cinque stelle pochi giorni fa aveva reagito minacciando querele. “Apprendiamo come ancora una volta il M5s di Bologna venga associato a vicende riguardanti una presunta raccolta di firme false da esponenti del Partito Democratico e da una certa stampa”, aveva scritto i Cinque stelle. “Stanchi di risultare oggetto di attacchi non supportati da fatti o riscontri ma soltanto da ‘sentito dire’, abbiamo provveduto a dare mandato ai nostri legali al fine di querelare tutti coloro che continueranno ad accostare il gruppo di Bologna al menzionato comportamento illecito”. Un comunicato diffuso dopo che la deputata Pd Alessa Morani aveva sollevato l’argomento con un tweet.

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