L’Ue deve scegliere: puntare sull’energia rinnovabile o credere al carbone pulito

11 giu. – Il nuovo Europarlamento dovrà dire la sua sulle scelte di politica energetica dell’Unione Europea. Il secondo pacchetto clima, che determinerà il futuro delle strategie europee fino al 2030, non è stato ancora varato, all’interno del Consiglio d’Europa le posizioni sono ancora distanti. La proposta su cui si discute, quella presentata a gennaio dalla Commissione Ue , è considerata molto debole dalle associazioni ambientaliste, ma anche dal vecchio parlamento di Strasburgo.

La proposta della Commissione prevede un taglio vincolante del 40% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, con impegni nazionali dei singoli Stati membri, e l’obiettivo di un consumo di almeno il 27% di rinnovabili a livello europeo. Non si fissano obiettivi di efficienza energetica. Dall’esplosione della crisi economica, le lobby industriali e dei grandi gruppi energetici hanno fatto sentire fortemente la loro pressione su Bruxelles.

La proposta della Commissione è da migliorare, dice ai nostri microfoni Monica Frassoni, copresidente dei verdi europei. E per di più l’Italia è passata dalle posizioni avanzate espresse dal governo Letta a quelle più filo fossili del neoministro per l’ambiente Galletti

L’intervista a Monica Frassoni è all’inizio della puntata di km0 di questa settimana.

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