Locali della zona universitaria in rivolta contro gli orari di chiusura

Bologna 5 giu.- I locali del centro di Bologna salgono sulle barricate contro l’ordinanza firmata dal sindaco Virginio Merola, che impone la chiusura all’1 per tutti gli esercizi della zona universitaria. In un’affollata e agguerrita riunione al Lab16 di via Zamboni (l’ex Transilvania), circa 70 gestori di locali (compresi quelli piu’ noti di via Zamboni e via Mascarella) hanno deciso all’unanimità di impugnare davanti al Tar l’ordinanza del sindaco, ritenendola illegittima e contraria alla liberalizzazione degli orari del commercio fatta dal Governo Monti. “In base alla legge i sindaci non possono piu’ regolare gli orari- spiega Loreno Rossi, direttore di Confesercenti Bologna- se non a tempo e per problemi contingenti”.

Questo, in sintesi, è il contenuto dell’ordinanza:

Dall’8 giugno, gli esercizi di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande potranno aprire dalle ore 5 all’1 del giorno successivo, i laboratori artigianali alimentari dovranno chiudere l’attività di vendita non oltre le 23 e aprire non prima delle 6, e gli esercizi di vicinato del settore alimentare e misto potranno aprire dalle 6 alle 22.
Si ricorda inoltre che, ai sensi dell’art.14 del Regolamento di Polizia Urbana già in vigore, dalle 22 alle 6 del giorno successivo è vietata la vendita per asporto di qualsiasi bevanda alcolica, nonché di ogni altra bevanda posta in contenitori di vetro o lattina.
Chi non rispetterà gli orari potrà incorrere in un sanzione amministrativa da 300 a 500 euro.

I locali hanno deciso di intraprendere anche “un’azione politica verso la città- spiega ancora Rossi- coinvolgendo la politica, i
cittadini e gli studenti”, facendo manifesti e raccogliendo firme.  “La sicurezza non si migliora chiudendo le attivita’- afferma Rossi- anzi, la loro chiusura crea degrado”. Senza dimenticare il problema economico per le attivita': durante la riunione, infatti, e’ emerso “il rischio di almeno mille licenziamenti”. I gestori sono dunque molto agguerriti. “Stavolta andiamo fino in fondo- avverte Rossi- gli osti sono disposti a collaborare per gestire la vita cittadina, ma l’ordinanza va prima ritirata: non puo’ essere un’arma di ricatto, non si puo’ trattare con una corda al collo”. Inoltre, insiste Confesercenti, “deve essere garantito il controllo del territorio di notte da parte di vigili e forze dell’ordine. Non puo’ essere demandato ai locali, che in più sono anche costretti a chiudere”.

In realtà, la riunione di oggi non era marcata solo Confesercenti: molti erano i gestori non associati. E fra loro, a guidare la rivolta contro Merola, è rispuntato l’ex consigliere regionale M5s Giovanni Favia. Finita la carriera politica, Favia sta intraprendendo la carriera di, come dice lui, “micro imprenditore”: e’ in attesa infatti dei permessi per aprire una libreria enoteca negli spazi che furono della Libreria delle Moline.

L’intervista

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