Lo Giudice a Civati e Fassina: “Tornate nel Pd e partecipate al congresso”

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Bologna, 9 di. – Pippo Civati, Stefano Fassina e gli altri fuoriusciti dal Partito Democratico dovrebbero “tornare dentro” in vista del prossimo congresso. E’ l’invito di Sergio Lo Giudice, senatore Pd e portavoce di ReteDem, la corrente degli ex civatiani che non hanno seguito Civati nella scissione. Il senatore bolognese parteciperà all’incontro previsto a Bologna il prossimo 19 dicembre lanciato da Giuliano Pisapia, Virgino Merola e Gianni Cuperlo. L’augurio è che i fuoriusciti tornino sui propri passi e che, partecipando al prossimo congresso, contribuiscano a contendere a Matteo Renzi e alle sue truppe la guida del partito. Un congresso che non può attendere e deve essere convocato prima delle amministrative. Rispetto alla crisi di governo, secondo Lo Giudice è da escludersi un governo tecnico sostenuto dal solo Partito Democratico: l’esperienza del Governo Monti, con il Pd unico partito “responsabile” ad averlo sostenuto mentre “gli altri lo attaccavano per raccogliere consensi”, brucia ancora in casa dem. Per questo, secondo Lo Giudice, è necessario un governo di transizione che metta mano alla legge elettorale e che porti in poco tempo al voto.

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A questo governo, tra le altre cose, dovrebbe toccare il compito di approvare, in consiglio dei ministri, i regolamenti attuativi della legge sulle unioni civili. Per lo scorso 5 dicembre erano attesi i decreti attuativi della legge, utili a stabilire una volta per tutte quegli aspetti, anche tecnici, legati al nuovo istituto. Il Governo dimissionario, però, non li ha ancora approvati. E ora? “La stessa legge (che li ha istituiti ed entrata in vigore il 5 giugno, ndr) prevede una proroga al 5 marzo” dice Lo Giudice: “C’è tutto il tempo perché il prossimo governo li approvi”. Anche perché, spiega il deputato, i decreti sono già pronti, hanno incassato i pareri favorevoli delle commissioni competenti di Camera e Senato e sono sul tavolo del consiglio dei ministri. Se entro il 5 marzo 2017 non fossero approvati i decreti attuativi, “decadrebbe anche il decreto fatto dal ministro Alfano nel luglio scorso e che attualmente regola lo svolgimento delle unioni civili”: “Sì creerebbe un vuoto normativo- spiega Lo Giudice -, una situazione di incertezza. E’ chiaro che la legge è in vigore e continuerebbe ad essere in vigore, quei diritti sono riconosciuti e i comuni dovrebbero continuare a celebrare le unioni. Ma si creerebbero impasse negli uffici anagrafe”.

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