Livia Ferri: senza libertà non c’è creazione

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2 mar – Si sente il profumo della libertà nelle tracce dell’ultimo album di Livia Ferri, A Path Made by Walking: “Questo disco è più omogeneo e rappresentativo di quello che sono, di quello che ero. Ho deciso che potevo essere libera comprendendo che, senza la libertà, non aveva senso scriverlo”, ci ha detto la cantautrice ieri a Maps, dove ha svelato alcuni dettagli del disco. La produzione, per esempio, è stata realizzata al di fuori dei canonici ambienti di registrazione, a contatto con un ambiente particolare come può essere un casale in Toscana. Anche la distribuzione è stata sperimentale, se si pensa che ogni brano è stato pubblicato a 45 giorni di distanza l’uno dall’altro. “Non solo un esperimento” ci spiega Livia, “ma anche la volontà di capire se le persone sarebbero state costanti nell’ascolto senza la possibilità di fare zapping musicale. Volevo che ognuno si prendesse il suo tempo per ascoltare tutto e in molti hanno colto questa possibilità”.

A Path Made by Walking è un percorso in salita dove il processo creativo viene lasciato libero: “Il primo disco non si scorda mai” racconta la musicista a proposito di Taking Care, del 2012, “però all’epoca ero molto insicura. All’inizio di questo nuovo lavoro non facevo altro che giudicare in negativo ogni singola traccia. Poi ho capito che l’errore più grande che si può fare in questa fase è proprio giudicarsi”.

Livia è una cantautrice d’altri tempi: “Musicalmente provengo dagli anni ’70 e questo lo devo soprattutto ai miei genitori. Durante i lunghi viaggi in macchina erano loro a scegliere la musica e queste melodie non mi hanno più abbandonato. Mi piace stare in quel mondo, anche quando suono le mie cose”. Un’influenza folk, blues e rock che si percepisce anche all’interno dei suoi pezzi, segnati da cantautrici quali Ani DiFranco:” la conobbi grazie a mio padre, ed è sempre lui che mi portò al suo primo concerto”. Il risultato di tutto questo è racchiuso in otto brani. Livia si è esibita ai nostri microfoni scegliendone tre: “Heritage“, “A Good Day To Die” e “The Boss“.

Elena Usai 

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