Lion’s Law: “La legge del leone, la legge del punk rock!”

lions law

“…essere skinhead coinvolga soprattutto la passione, l’amicizia, è uno stile di vita con dei valori, e se ci credi veramente il tempo ti darà ragione… “

Questo è il pensiero di Victor, cantante dei parigini Lion’s Law, prima del loro concerto di sabato 24 settembre al Sottotetto Sound Club per la nona edizione di Bologna City Rockers.

I Lion’s Law sono una tra le migliori band del nuovo panorama punk rock europeo. Nati in un sobborgo parigino nel 2012, la band ha già all’attivo 3ep e due album tra cui il bellissimo “A day will come”(Contra rec.), e numerosi concerti in giro per il mondo. Portatori sani dello spirito orginario della cultura skinhead, i Lion’s Law si sono sempre contraddistiniti a livello musicale per la riuscita commistione tra il sound duro e veloce dei padri fondatori dello street punk/ Oi! britannico e la ricerca melodica tanto cara a un certo “pub rock” d’Oltremanica dei mid 70’s.

I ragazzi del programma radiofonico “If the kids are United” li hanno intervistati per voi poco prima del loro concerto a Bologna.

 

Iniziamo dagli albori della band. Come e quando iniziate a suonare come Lion’s Law?

LL: Credo fosse intorno ad aprile 2012. Suonavamo tutti in band Oi parigine, eravamo amici, ci siamo detti “dovremmo formare una band, dovremmo fare qualcosa di diverso dal solito Oi! francese…” nelle altre band cantavamo in francese, volevamo fare una band punk/ Oi! con testi in inglese.

Perchè avete scelto Lion’s law come nome per la vostra band?

LL: Volevamo un nome epico, qualcosa che rimanesse in mente. Lion’s Law è una metafora, come il leone nella giungla, nella vita devi essere il più forte.

Quali sono le vostre influenza musicali?

LL: Volevamo fare dell’Oi potente e melodico tra i Perkele e i Discipline, qualcosa di brutale… un misto tra l’Oi inglese, melodico, influenzato dal pub rock, e quello americano, influenzato dall’hardcore.

“On the terraces”, tra le vostre canzoni più conosciute è dedicata ai/alle kids che affollano gli stadi. Qual è il vostro rapporti con il mondo ultras?

LL: non siamo molto legati a quel mondo. La canzone “On the terraces” parla di un nostro amico ultras della Red Star, una squadra della periferia parigina. Qualcuno di noi andava a vedere il PSG da piccolo, ma non ora. é tutto cambiato, è tutto incentrato sui soldi e non più sulla passione.Abbiamo scritto quella canzone perchè ci piaceva il parallelismo tra movimento skinhead e ultras, il sentirsi una grande famiglia, lo spirito di unione.

Parliamo ora degli altri progetti musicali che avete, tipo i Rixe.

LL: volevamo fare una band con un suono semplice, sporco, diretto, tipo band anni 80, cantando in francese. Qualcosa di completamente diverso dai Lion’s Law.

Siete nati e cresciuti in Francia. Cosa vuol dire essere skinhead al giorno d’oggi in Francia?

LL: Ho letto pochi giorni fa che essere skinhead si è ridotto a fare shopping (ridono, ndL)… crediamo che essere skinhead coinvolga soprattutto la passione, l’amicizia, è uno stile di vita con dei valori, e se ci credi veramente il tempo ti darà ragione… Siamo andati a suonare in Colombia e c’erano migliaia di skinhead, di tutte le età. Veramente una scena skinhead viva. A Parigi, invece, pur essendo la capitale francese, ad ogni concerto ci sono al massimo duecento persone, sempre le stesse, non c’è molto ricambio generazionale. Per tenere viva la scena dovresti fare concerti, fanzine, trasmissioni radio. Così tieni viva la scena. Finchè ci saranno band che fanno Oi ci sarà una scena skinhead.

Progetti per il futuro?

LL: Entro la fine dell’anno uscirà il nuovo album “From the storm”, la settimana scorsa è uscito il nuovo singolo “Liar”. Abbiamo molti concerti organizzati per il prossimo periodo, a novembre faremo un tour europeo, passeremo anche dal nord Italia. A dicembre andremo in Giappone e a gennaio torneremo in Sud America. Saremo molto impegnati nei prossimi mesi e ne siamo molto felici.

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