Lino Capra Vaccina: echi arcaici sulla corda di luce

foto lino per post

27 nov. – Compositore e virtuoso poli-percussionista d’indole visionaria, storico animatore della stagione musicale alternativa dell’Italia degli anni Settanta, Lino Capra Vaccina ha incarnato per tutto il corso della sua carriera artistica le vesti dell’autentico outsider sperimentatore, conducendo una personale e raffinatissima ricerca sonora incentrata sui suoni antichi e le frequenze arcaiche di un vasto universo etnomusicologico, con esiti progressivi che han pochi eguali in ambito internazionale. In occassione della pubblicazione del suo nuovo lavoro Arcaico Armonico, uscito il 18 novembre per l’etichetta Dark Companion, domenica 29 novembre Folk Bottom dialoga con il musicista dedicandogli una retrospettiva che attraversa le fasi piu significative del suo percorso.

Un viaggio nella purezza dei suoni, quello di Vaccina, che inizia innanzitutto con le esperienze in seno alla contro-cultura italiana dei primi Settanta, a partire dalla militanza nello storico ensemble degli Aktuala con il quale incide il disco omonimo del 1973. Di quello stesso anno è sua la partecipazione anche ad un altro piccolo gioello del rock-progressivo dell’epoca come Vietato Ai Minori di 18 anni dei milanesi Jumbo, seguita da quella a La finestra dentro di Juri Camisasca nel 1974. Un ulteriore grande contributo alla storia dell’underground italiana nasce poi in occasione del sodalizio con Franco Battiato, Mino De Martino e lo stesso Camisasca per la tournée del progetto Telaio Magnetico nel 1975 che si affermò come sintesi pioneristica delle strumentazioni elettroniche ed acustiche con la vastita di richiami alla musica minimalista contemporanea ed etnica. Le ampie ricerche sulla musica indiana, africana e medio-orientale, gia condotte al tempo delle performance con gli Aktuala, sfoceranno per Lino Capra Vaccina nell’emblematico suo primo lavoro solista Antico Adagio del 1978.

Già da queste prime musiche, il suono ideale era concepito nella quintessenza di una sua qualità spaziale ed arcaica, nella capacità di costruire sequenze melodiche ed architetture armoniche d’impercettibile natura eterea e celeste. Gli slanci mantrici della voce di Juri Camisasca e gli echi d’oriente dell’oboe di Roberto Mazza si fondevano ai gong, alle marimbe e ai vibrafoni con una spontaneità d’animo e un’attitudine al sacro uniche che ancora oggi incantano l’ascoltatore per intensità vibrazionale. Antico Adagio, come anche i Frammenti di Antico Adagio pubblicati per la prima volta dall’etichetta milanese Die Schachtel, fu il risultato di una profonda meditazione e riflessione sull’estetica di un suono antico ed ancestrale che aveva paralleli anche con le esperienze psichedeliche della Third Ear Band e le esplorazioni minimaliste di uno Steve Reich o Terry Riley.

Quando, all’inizio degli anni 90, dopo un decennio di riflessione personale che lo vide collaborare comunque a diversi dischi importanti come Capo Nord di Alice del 1980 e Mondi Lontanissimi di Franco Battiato del 1985, Vaccina tornerà a comporre e pubblicare musica per conto proprio, lo farà comunque con quelle medesime prerogative di ricerca che avevano ispirato ed animato il suo Antico Adagio. Nasceranno così lavori intensi come L’Attesa del 1992, In cammino tra i sette cieli, del 1995 e Sulla Corda Di Luce del 1998, dove la devozione per le sonorità etniche e le ritmiche primitive, seppur con l’introduzione di alcune strumentazioni elettriche più moderne, virava comunque verso composizioni e ardite fusioni di squisita eleganza.

Ed anche questo nuovissimo Arcaico Armonico si ricollega idealmente al passato, si fa quasi interprete di un recupero filogico di quella purezza espressiva che era già stata concepita per Antico Adagio del 1978. L’incantesimo si ripete e si rinnova l’invito alla fruizione di un magico archetipo che stimola una più completa ascesi interiore. Troviamo così in queste nuove cinque composizioni ancora una volta la voce rituale dell’amico di sempre Camisasca, come l’ex Area Paolo Tofani alla mandhura e Camillo Mozzoni all’oboe, oboe d’amore e corno inglese, che contribuiscono alla scrittura di un ennessimo capitolo emozionale della più avanzata ed autentica sperimentazione dell’underground contemporanea italiana.

a cura di Andrea Maria Simoniello

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