Arriva Liberex, la moneta alternativa che aiuta a superare la crisi

liberex

Da destra Roberto Spano e Davide Marani

Bologna, 28 mag. – Il primo ad aderire è stato un carrozziere, che poi si è trascinato dietro l’impresa che si occupa della pulizie del suo capannone, e poi ancora il medico del lavoro dei suoi dipendenti. Poi sono arrivati alberghi, cinema, piscine, avvocati, tipografi, musicisti e altri ancora. Tutti inseriti in una rete in cui si comprano e vendono beni e servizi pagando con una moneta alternativa, il Liberex. Con il vantaggio di non dovere impiegare soldi “reali” e di poter così liberare liquidità, obiettivo non scontato in tempi di crici economica.

Liberex non è una criptomoneta come bitcoin e non è nemmeno un sistema di baratto, è una moneta complementare pensata per creare un circuito economico locale “basato sulla relazione”. Liberex è la diretta filiazione di Sardex, il circuito di credito nato nel 2009 in Sardegna, diventato caso di studio a livello europeo e a sua volta ispirato all’anziana Wir, moneta che in Svizzera circola da 80 anni. Al di là del nome e della zona di pertinenza, l’Emilia-Romagna al posto della Sardegna, il Liberex funziona esattamente come il Sardex: è una moneta regionale spendibile solo all’interno di una rete a cui le aziende possono aderire pagando una quota di iscrizione (e qui sta il guadagno dei gestori del sistema), non si può convertire in euro ma con l’euro ha un tasso di equivalenza di 1 a 1, permette di superare il problema della mancanza di liquidità, si basa una rete di conti correnti dove la somma dei debiti e dei crediti deve essere a somma zero.

Si parte da un conto corrente con saldo iniziale a somma zero, ogni azienda può andare in rosso entro certi limiti e con lo scoperto può comprare beni e servizi. Crediti e debiti non possono essere convertiti in euro, e così il sistema non ha bisogno di riserve in moneta corrente.

Liberex è già attivo in Emilia Romagna da alcuni mesi, e per ora può contare su 120 conti attivi (sopratutto pmi e imprese individuali) e 250 mila euro di transazioni. Numeri che ovviamente i gestori del circuito regionale sperano di fare crescere. Metro di paragone è sempre la Sardegna, dove Sardex funziona da quasi 6 anni e può contare su un volume di scambi che nel 2015 toccherà secondo previsioni i 55 milioni di euro.

“In certi momenti il capitalismo smette di funzionare – spiega Roberto Spano di Sardex – Per uscirne è necessario dare valore alla comunità e alle relazioni”. L’idea che sta dietro a Sardex (e Liberex) è proprio questa: il numero di aziende cresce lentamente mano mano che si creano le possibilità di scambio all’interno del circuito, controllato e garantito dai gestori, le relazioni tra aziende si basano sulla fiducia e sulla reciproca conoscenza, la moneta circola velocemente perché non ci sono interessi né attivi né passivi e quindi non ha senso tenerla ferma e inutilizzata. Secondo i gestori Sardex circola fino a  8 volte e mezzo più velocemente dell’euro, la sorella Liberex si ferma a 6 volte e mezzo. Insomma, i soldi si spendono subito, girano su un circuito fiduciario e alimentano scambi che non possono superare i confini regionali. “Un modo per favorire la comunità locale”, commenta Davide Marani di Liberex. Senza contare il fatto che c’è chi ha deciso di corrispondere ai propri dipendenti benefit e premi in Sardex-Liberex. Un modo per allargare il circuito a chi non ha un’impresa. Conclude Spano: “Quando di mattina guardo le transazioni del giorno prima vedo scambi anche di due euro, un caffè e una pasta. Segno che in Sardegna la nostra moneta alternativa si sta radicando nell’uso quotidiano”.

 

Tag

Get the Flash Plugin to listen to music.