L’estinzione della Sinistra


La sinistra italiana sta scomparendo. Come i mazziniani, i monarchici o il partito liberale, tra un po’ la sinistra italiana (estrema o moderata che sia), sarà solo un ricordo, buona tutt’al più come materiale di studio per gli storici. Gli orfani si suddividono in tante categorie, personalmente li riunisco in due grandi gruppi:

1) gli apocalittici compiaciuti
Essi prefigurano scenari devastanti (dalla dittatura mediatica del Cavaliere fino alla scomparsa della specie umana, con definitiva presa del potere da parte di insetti evoluti). L’apocalittico trova però alcune cose estremamente consolanti: l’estinzione, perlomeno, ci libererà definitivamente dall’attuale classe dirigente.
2) Il nostalgico dispiaciuto
E’ in genere quello che scrive ai giornali o telefona qui in radio, e che viene classificato con titoli del tipo: “la base del partito critica i dirigenti litigiosi”. Oppure, più prosaicamente, “la base s’incazza”.
Il presupposto dell’estinzione di massa della sinistra deriva, secondo gli studiosi della politica, dal progressivo inaridimento delle sue riserve naturali. Fior di sociologi ci hanno infatti spiegato che:
a) non siamo più nell’ottocento (chi l’avrebbe mai detto?);
b) le ideologie sono morte (Le nostre. Quelle degli altri – fascismi e integralismi vari – stanno pericolosamente bene);
c) il socialismo è un antica credenza novecentesca;
d) per vincere un’elezione bisogna essere, nell’ordine, o ex democristiani, o scanzonatamente liberisti. E comunque sempre succubi del Vaticano.
La crisi, il cedimento strutturale di tutto l’impianto economico/politico del neoliberismo, la fine di Bush e l’arrivo di Obama: niente di tutto questo sembra aver prodotto alcun ripensamento, anzi. Ancora l’altro ieri Veltroni rivendicava in toto la scelta di immolarsi in un ibrido come il Pd, un partito che assomma diverse sventure: non ha una storia alle spalle, non ha un futuro davanti, ma in compenso tutti quelli che ci sono dentro si stanno sulle palle.

Per reggere nel nuovo panorama sociale ci vuole altro. Ci vuole un animale nuovo che conservi però una memoria di ferro e rivendichi, senza vergognarsene, una prospettiva socialista: esso si ciberà di frutti che non inaridiscono la terra, si scalderà con le energie rinnovabili e curerà con grande attenzione l’istruzione dei piccoli. Dovrà poi conoscere molto bene il suo territorio e non per sentito dire. Inoltre saprà riconoscere i suoi simili, metterà regole nel branco e farà in modo che i soggetti le rispettino e si aiutino fra loro.
Se avvistate un animale del genere in giro per la savana chiamateci che mandiamo subito qualcuno a intervistarlo.

Paolo Soglia

Tag

Lascia un commento

Allowed HTML tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Get the Flash Plugin to listen to music.