Lepore: “Làbas potrà andare alla Staveco”

Bologna, 10 ago. – “La città ha tra le mani una grande opportunità, unica in Italia per dimensioni e stato di attuazione, rappresentata dalle aree militari dismesse. Tra queste la più bella e avvincente, a mio parere, è la Staveco“. Inizia così un lungo post su facebook dell’assessore all’economia e all’immaginazione civica Matteo Lepore, che prende parola sullo sgombero di Làbas.

Lepore spiega di aver parlato nei giorni scorsi dell’ex caserma (90 mq di spazio totale per 47 mila mq di edifici) proprio ad un rappresentante del collettivo di via Orfeo. Da settembre, dice l’assessore, la Staveco “passerà dalla proprietà del Demanio al Fondo Invimit; fondo già interpellato dal Sindaco e disponibile ad un percorso”. Da quel momento, e in attesa di una destinazione definitiva per l’area che inizialmente era stata offerta all’Università di Bologna (proposta alla fine declinata dal nuovo rettore), si potrà pensare agli usi temporanei. “Aprire i portoni di quella Caserma, darle nuova vita insieme – scrive Lepore – Rigenerarne la parte più immediatamente vicina ai viali, riadattarne i contenitori per usi temporanei dedicandoli alla comunità. Dibattiamone pubblicamente, ma partiamo. C’è uno spazio da conquistare per Làbas alla Staveco e per altre realtà del quartiere”.

Per Làbas in un certo senso sarebbe una sorta di ritorno. Nel 2014 i fratelli maggiori del Tpo di via Casarini occuparono per poche ore la Staveco per protestare contro il progetto (poi tramontato) di un super campus dell’Alma Mater. L’annuncio di Lepore arriva dopo che il sindaco Merola sulle pagine nazionali di Repubblica ha promesso “entro fine mese” una proposta alternativa per il collettivo.

La Staveco sarebbe una soluzione in grado di accogliere tutte le attività di Làbas, al contrario dei 600 metri quadri di via del Porto, che tempo fa  il Comune aveva offerto senza successo agli attivisti. Quei locali infatti, attigui ad altri locali che sarebbero dovuti andare ad Atlantide durante la trattativa del 2015, non sarebbero stati in grado di tenere assieme in un’unico spazio il dormitorio, il “nido”di Làbimbi, il mercato e tutte le altre attività di via Orfeo. “Abbiamo sempre chiesto un luogo che non ci costringesse a separare i nostri progetti”.

Altra soluzione ipotizzata e subito tramontata durante la trattativa riservata tra Comune e Làbas è stata l’ex caserma Mazzoni, in zona Murri. Anche questo spazio è di proprietà di Cassa depositi e prestiti. Sarebbe stata proprio Cdp a dirsi indisponibile. Al Corriere della Sera il sindaco Merola, oltre a spiegare di essersi opposto per due anni allo sgombero (sollecitato ha spiegato da Procura e Cassa depositi e prestiti) ha senza elencarle citato “tre offerte alternative nell’ultimo anno”, e “ci hanno sempre detto no”. Su facebook Làbas ha invece pubblicato il contro-racconto della trattativa. Durante gli incontri con Comune e quartiere ci sarebbe stata anche di un’ingiunzione alla segretezza pena lo sgombero immediato. Poi, scrivono quelli di Làbas, “c’è stato chiesto testualmente di farci un giro in città per cercare dei posti vuoti”.

Da settembre Lepore propone per l’area Staveco un laboratorio di partecipazione per salvaguardare il “prezioso patrimonio politico e sociale di Làbas rispettandone l’autonomia e conservandone il radicamento”. “Perché è vero, a Bologna Làbas ha saputo generare sul campo e con onesta caparbietà una sana esperienza di cura del bene comune. Per questo, lo sgombero di martedì ci ha fatto male e, lasciatemelo dire, ha interrotto bruscamente quello che probabilmente a molti non piace: un dialogo”.

Le reazioni politiche. Non ha il tempo di annunciare la soluzione Staveco per Làbas che Lepore viene bocciato da un consigliera comunale del suo stesso partito, la renziana di “Per Davvero” Raffaella Santi Casali. “Leggo allibita di una estemporanea proposta di trasferire Labas alla Staveco – scrive Santi Casali – Credo che la destinazione e l’utilizzo di un’area tanto vasta e strategica non si possano decidere in modo improvvisato su Facebook, ma coinvolgendo il quartiere, il consiglio comunale e tutte le realtà della città, alcune delle quali, peraltro, da tempo hanno fatto preposte serie e non certo speculative in proposito”. E ancora: “In una città giusta democratica e di sinistra gli spazi si assegnano con bandi trasparenti senza favoritismi e premiando chi rispetta leggi e regole”.

Se i renziani della prima ora sono “allibiti”, anche i centristi insorgono contro la proposta di dare una sede a Labas all’ex Staveco. Ad intervenire contro l’offerta lanciata dall’assessore all’Economia Matteo Lepore è la portavoce nazionale di Ap Valentina Castaldini. “Staveco- scrive su Facebook- è un’area dove chi fa politica seriamente potrebbe mettere in piedi progetti entusiasmanti e innovativi. Invece no, il sindaco Merola per bocca di un suo assessore decide, per espiare il peccato di far rispettare le regole e di tornare al ’77, decide il giorno dopo aver sgomberato Labas di regalare ai ‘poveri’ occupanti dal 2012 e di far ‘conquistare’ (parole dell’assessore) Staveco”. Ma Castaldini dubita che se ne farà mai qualcosa: “Conoscendo Merola alla fine non ci sarà il lieto fine”.

 A favore della proposta di Lepore interviene invece un altro consigliere comunale Pd, Franscesco Errani. “Credo- replica a Santi Casali- che la proposta di ‘usi temporanei’ per la Staveco sia invece interessante e possa permetterci di raggiungere due obiettivi: ridare vita a uno spazio abbandonato (in attesa di un progetto definitivo che potrebbe richiedere anni) e valorizzare l’esperienza culturale e sociale di Labas”. Anche la dem Isabella Angiuli loda l’idea che, dice, la “convince molto”. “Non impatterebbe assolutamente sulla destinazione definitiva dell’area (che a me piacerebbe fosse per una buona parte parco) e che comunque non si concretizzerebbe prima di alcuni anni.  Nel frattempo Staveco è lì e non aspetta altro che essere vissuta.  Un simile progetto di utilizzo temporaneo potrebbe essere condiviso con i residenti del Quartiere Santo Stefano ma anche con tanti altri attori del nostro territorio che su questi temi hanno molto da insegnare. Mettiamoci al lavoro!”.

La polemica sindaco-Frascaroli. Il caso Labas fa detonare il centrosinistra bolognese. La consigliera comunale Amelia Frascaroli, ex assessore al Welfare e leader della lista civica che appoggia il Pd a Palazzo D’Accursio, replica durissimamente al sindaco Virginio Merola per le parole che le ha riservato nell’intervista pubblicata oggi da Repubblica Bologna. Il sindaco ha bollato le proteste di Frascaroli (che lancia l’idea di cambiare il Poc sulla caserma Masini) come “la solita sceneggiata dei sentimenti, comprensibile ma inefficace”. “Non sono questioni di buoni sentimenti o sceneggiate – scrive su Facebook Frascaroli- Preferirei che Merola la smettesse di dire che mi vuole bene e al contempo fare sciocchezze inenarrabili“. “Preferirei- prosegue l’ex assessore- che Merola la piantasse di dire cosa devono fare gli altri e come debbano ‘diventare adulti’. Tornato dalle ferie, piuttosto, ci dica come intende essere lui veramente e come pensa di fare il sindaco. Lamenti e autodifese- conclude Frascaroli- non interessano alla città, interessa sapere cosa ha in mente, ora, per fortificare il tessuto della città indebolito da decisioni non aderenti alle parole”.

 

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