Legge sul consumo di suolo. Martelloni: “È il Jobs act dell’urbanistica”

Bologna, 16 giu. – La chiamano tra loro “resistenza” e l’oppressore da scacciare è la nuova legge sull’urbanistica della Regione Emilia-Romagna. La frenata sulla cosiddetta ‘taglia-cemento’ (andrà in aula per l’approvazione non prima dell’autunno prossimo) soddisfa gli oppositori della legge, una cordata molto attiva di urbanisti e intellettuali, associazioni ambientaliste e partiti di sinistra. La loro battaglia, già radicata a Modena, approderà lunedì anche al Consiglio comunale di Bologna dove Coalizione Civica, con un Ordine del giorno presentato da Emily Clancy, chiederà al sindaco Virginio Merola di sollecitare la Regione affinc vengano accolti anche i pareri e alle osservazioni dei Consigli Comunali.

Quella già approvata dalla giunta Bonaccini “è il Jobs act dell’urbanistica – scandisce il capogruppo Federico Martelloni – uno strumento nelle mani di chi vuole consumare il territorio contro coloro che vogliono proteggerlo”. Già oggi a Bologna “si costruiscono supermercati inutili al posto di impianti sportivi o alberghi di lusso al posto di esperienze di accoglienza che già ci sono”. Durissima su questo la geografa dell’Alma Mater Paola Bonora: “Non si è ancora smaltito l’invenduto sull’abitativo e già ci buttiamo nella bolla dei centri commerciali? È un capitalismo particolarmente stupido”. Quanto alla norma messa a punto dall’assessore regionale Raffaele Donini, ribadisce: “Riteniamo che questa legge non garantisca la tutela del territorio, ma possa diventare per certi aspetti addirittura il contrario. Sacrifica agli interessi dei privati la città pubblica”. 

Presente all’incontro tenutosi questa mattina a Palazzo D’Accursio, ‘Partire dai territori per salvarli’, organizzato proprio da Coalizione Civica, anche Marina Foschi di Italia Nostra, co-autrice del libro Consumo di luogo. “Questa legge – ha dichiarato – non tiene conto dell’edilizia storica e la parola ‘rigenerazione’ ha un significato ambiguo. Si distrugge e ricostruisce solo per offrire opportunità a chi lo fa”. Tommaso Montanari, storico dell’arte e presidente di Libertà e giustizia, ammette le difficoltà a fare breccia nell’opinione pubblica. “Questo viene percepito come un tema di nicchia, ma non lo è. Viene privatizzato non solo il tessuto della città, ma anche la qualità della vita”. 

Mentre tra gli oppositori ci sono almeno due posizioni differenti: chi propone di presentare emendamenti con l’obiettivo di appianare alcune criticità e chi vorrebbe cancellare completamente la riforma. Nel primo gruppo, l’architetto Piero Cavalcoli: “La legge è voluta da alcuni Comuni della nostra Regione e dai grandi costruttori, ma dobbiamo chiederci cosa fare. Non si può abbandonare l’ipotesi di tentare di ridurre il danno. Smontare da capo la legge non porta da nessuna parte”. Dunque, propone nello specifico, “togliere tutte le deroghe e limitare gli accordi operativi coi privati“. Sul fronte opposto l’architetto Bonomi, secondo cui la legge “è inemendabile” e “dobbiamo opporci radicalmente”.

L’intervista completa all’architetto Piero Cavalcoli.

      Piero Cavalcoli

Giovanna De Filippo

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