Legalizzazione Cannabis. Che sia la volta buona?

Bologna, 18 giu. – Si chiama “Norme per la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati” ed è la proposta di legge bipartisan sottoscritta da un centinaio di parlamentari che, forse, nel prossimo futuro porterà anche in Italia alla legalizzazione della Cannabis. Ne è convinto Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli esteri, radicale del gruppo misto. E’ sua l’idea di riunire nell’Intergruppo parlamentare per la legalizzazione della cannabis i parlamentari di diversi partiti e schieramenti e tentare di arrivare ad un’unica proposta di legge, frutto della sintesi delle tante proposte ferme da tempo nei cassetti delle due camere.

Dopo settimane di lavoro, mercoledì scorso l’ultima riunione dell’intergruppo sembra sia giunta ad una quadra di massima che prevede, oltre alla possibilità di coltivare la cannabis sia in forma privata che in forma associata, anche il monopolio dello stato sulla commercializzazione della cannabis e dei suoi derivati e la semplificazione delle norme riguardanti la produzione e la distribuzione dei farmaci contenenti derivati della cannabis. Nelle prossime giornate si arriverà alla stesura definitiva e, nei piani di Della Vedova, si dovrebbe, entro la fine di giugno, presentarla alla stampa. Da quel momento, con in calce le firme del numero più alto possibile di parlamentari, da Sel al Pd, dal gruppo misto a Forza Italia ai grillini (se firmeranno), dovrebbe partire la campagna di comunicazione per la divulgazione della proposta di legge. A tale scopo Della Vedova e i suoi si sono messi avanti: da settimane è pronto per essere messo on line il sito internet dell’Intergruppo, www.cannabislegale.org con tanto di account Twitter (@cannabislegale). Al momento, sito e Twitter sono muti e inizieranno ad animarsi non appena ci sarà il testo definitivo, atteso prima della pausa estiva.

L’ultima bozza è il frutto della sintesi tra la proposta del Movimento 5 Stelle, quella di Sel e quella del senatore Pd Luigi Manconi. Nello specifico il testo apporta modifiche alla Jervolino-Vassalli, il decreto del Presidente della Repubblica 309 del 1990 tornato in vigore modificato nel 2014 dopo che la Consulta della Corte Costituzionale aveva bocciato la Fini-Giovanardi, e alla legge 907 del 1942 per quanto riguarda il monopolio. Prevede la possibilità, per i cittadini maggiorenni e senza condanne specifiche per droga, di coltivare fino a 5 piante di cannabis di sesso femminile; consente la coltivazione anche in forma associata, ponendo dei limiti e dei vincoli alla cessione a terzi. Rimane comunque punito lo spaccio, inteso come cessione in cambio di denaro, della cannabis e dei suoi derivati, conferendo allo Stato il Monopolio per la commercializzazione.

Punto controverso della proposta, frutto della mediazione interna al gruppo e copiato dalla proposta grillina, è quello dell’obbligo dell’informazione alla Prefettura. Non è previsto, per la coltivazione di privati, il rilascio di autorizzazioni, ma viene introdotto l’obbligo per il coltivatore di informare la Prefettura competente dell’inizio della coltivazione, indicando il numero esatto di piante e il luogo in cui saranno coltivate. Anche per la coltivazione in forma associata è prevista l’informazione alla Prefuttura: in questo caso, però, il coltivatore non potrà iniziare a coltivare se non decorsi 30 giorni dall’invio della raccomandata (o di un messaggio di posta elettronica certificata). In quel arco di tempo la Prefettura valuterà se sussistono i requisiti soggettivi dei singoli associati e, in caso contrario, vieterà la coltivazione. Se per i singoli il limite massimo di piante è fissato in 5, per le coltivazioni in forma associata viene previsto il mantenimento della proporzione: 5 piante femmine a testa per ogni membro dell’associazione che non può superare i 50 soci.

Le norme predisposte dall’Intergruppo prevedono la non punibilità per la cosiddetta “cessione dello spinello” ma inaspriscono le sanzioni e le pene per chi coltiva al di fuori delle regole e per gli spacciatori. Inoltre, il testo approvato mercoledì sera assegna allo stato il Monopolio per la vendita della cannabis e dei suoi derivati, prevedendo persino di destinare alla lotta alla tossicodipendenza una parte dei ricavi.

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