Le anime del sud nel registratore di Don Antonio: live a Maps

17 mag. – L’anima di tutti i sud del mondo racchiusa nell’esordio solista di Antonio Gramentieri dei Sacri Cuori, in arte Don Antonio: “L’obiettivo è raccontare quel sud che muta davanti ai nostri occhi, in questo particolare momento socio culturale, dove il meticciato è un dato consolidato”, spiega il musicista a Maps e Boomerang, unite per l’occasione. “Ho sentito l’esigenza, quasi fisiologica, di radicalizzare alcune intuizioni nate con i Sacri Cuori, ricercando quel senso di frontiera europea che ho ritrovato nella Sicilia di Cesare Basile“. Il cantautore, che pochi mesi fa ha pubblicato il suo ultimo disco in dialetto catanese, U fujutu su nesci chi fa?, è parte integrante del progetto di Gramentieri: “Cesare possiede un’estetica molto forte ed è stato fondamentale per sviluppare la mia idea. Unendo i nostri collaboratori abbiamo fotografato con la musica la scintilla di quest’incontro”.

Un registratore tra le mani e via, comincia il viaggio in quattordici tracce che profumano non solo di mercati siciliani, ma di balere, di siesta messicana, di paesaggi ispanici e set cinematografici: “Da bambino rimanevo affascinato dai film in cui la musica donava un senso diverso allo spazio, tanto che i miei primi dischi furono le soundtrack di Furia cavallo del West e 1997: Fuga da New York! Il bello delle colonne sonore è che non solo dipingono uno spazio, ma anche un momento storico, uno stato d’animo”.  Tutti elementi ben noti nelle musiche dei Sacri Cuori e che, con Don Antonio, espandono i propri orizzonti, varcando “nuove” frontiere. Qui sotto potete ascoltare le versioni particolari di “Adelita“, che nel disco è cantata dall’argentino Alejandro Baijerry, “Mestizo” e “Lontana“, dove l’unica strofa è eseguita da Basile.

 

Elena Usai

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