L’alba di una nuova era?

Bologna 14 gennaio ore 16.30, via dell’Elettricista 6. In uno dei tanti capannoni della zona industriale Roveri un bel po’ di idrogeno è stato pompato in una macchina che conteneva nichel e i due elementi avrebbero deciso di “sposarsi”, cioè di fondere i loro nuclei rilasciando un quantitativo X di energia e “partorendo” un po’ di rame. Fin qui solo una minimale e riduttiva cronaca di un esperimento scientifico. Tuttavia se aggiungiamo che grazie a questo processo, partendo da 0,6 Kw se ne sono ottenuti in maniera costante circa 12 kw, dal punto di vista non solo accademico, ma anche tecnologico e, non secondariamente, economico ci troveremmo alle porte di una nuova rivoluzione in campo energetico pari a quella dello sfruttamento della fissione atomica.

La macchina in questione (sarebbe più corretto chiamarla energy catalyzer, o forse anche reattore) è il frutto delle ricerche pluridecennali del fisico Sergio Focardi e di Andrea Rossi,  ingegnere presso la statunitense Leonardo Corp. e detentore del brevetto registrato in più di 90 paesi. La ricerca di Focardi come testimoniato da questo articolo scritto nel 1997 da Andrea Plazzi per il supplemento Sette del Corriere della Sera ha da lungo tempo attraversato i territori della fisica nucleare e in particolar modo il terreno impervio della fusione nucleare fredda. A differenza di uno dei più celebri (presunti) fallimenti scientifici degli ultimi anni, cioè l’esperimento di Fleishmann e Pons dove si usava il palladio, quello che è stato rappresentato alla presenza di qualche decina di scienziati qui a Bologna ha impiegato due elementi molto comuni in natura come l’idrogeno e il nichel, facilmente  reperibili e a buon mercato, in grado di compenetrarsi nell’energy catalizer e rilasciare quantitativi molto consistenti di energia. La macchina inoltre avrebbe un altro vantaggio: una struttura modulare in grado di essere ricombinata in aggregati più grandi capaci di generare quantitativi di energia elettrica di centinaia di kilowatt/ora.

In questi anni la fusione nucleare fredda è stata però snobbata dall’establishment scientifico essenzialmente per due motivi. In primo luogo sono mancati dei riscontri empirici riproducibili, anche se il “Rapporto 41” commissionato nel 2002 da Carlo Rubbia all’ENEA di cui era presidente, apriva più di uno spiraglio  in questa direzione. In secondo luogo manca una convincente spiegazione scientifica, ovvero si vede accadere un fenomeno, lo si riproduce ma non se ne riesce a dare una convincente giustificaazione teorica: in soldoni non si sà perché.

A questo proposito è lo stesso Focardi ai nostri microfoni a chiarirci in che termini si possa parlare di fusione nucleare fredda:

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Certo oltre al mistero scientifico, se ne aggiunge anche uno tecnologico e industriale. L’energy catalyzer messo in funzione in via dell’Elettricista è coperto da brevetto e dunque alcune sue parti sono per così dire “secretate” e questo potrebbe impedire la completa verificabilità dell’esperimento messo in atto dal duo Focardi-Rossi, un brevetto che avrebbe già trovato un acquirente europeo disposto a produrre il tutto su larga scala, acquirente peraltro presente in sala ma che non si è voluto palesare. Mistero nel mistero.

Tutti i video dell’esperimento: Guarda

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