Làbas al sindaco: “Scelte concrete e coraggiose, non belle promesse”

Un edificio dell’ex Staveco che potrebbe essere “assegnato” a Làbas

Bologna, 11 ago. – Agli attivisti di Làbas non bastano le rassicurazioni del sindaco e dell’assessore Lepore, che hanno annunciato di voler mettere a disposizione del collettivo parte dell’ex area Staveco. In un comunicato Làbas ha chiesto a Merola una “risposta vera e concreta che parla di modi, tempi e dati di fatto, che ad oggi ancora non c’è, che ad oggi disattende tutta una città che chiede – se la si ascolta veramente – un atto di giustizia sostanziale: avere la possibilità, i mezzi, i luoghi adatti per scrivere la città del domani, proprio quella che si dovrà abitare”.

Gli annunci della giunta sono giudicati dal collettivo come “belle promesse” e “sofisticate ambizioni” quando invece servirebbero “fatti, scelte concrete, responsabilità verso una città in cammino”. Il collettivo conferma quindi l’assemblea cittadina del 30 agosto e il corteo del 9 settembre “per riaprire Làbas”. Per quanto riguarda l’invito arrivato da Merola per discutere del futuro il prossimo 29 agosto, il collettivo lancia la palla allo stesso primo cittadino. “L’opportunità è sua: può scegliere di essere la politica di sempre, distopica e lontana dalle vite della città, oppure la politica del coraggio, della trasformazione, quella che sfida gli interessi di pochi per valorizzare un’esperienza di straordinaria innovazione. Quella politica, caro Sindaco, che abbiamo costruito insieme a migliaia di persone in questi 5 anni: la politica del fare”.

Il dialogo rimane dunque aperto, ma alla mano tesa del sindaco per il momento Làbas non risponde abbassando i toni, in attesa di capire cosa sarà davvero messo sul tavolo il 29, appuntamento che comunque non sarà disertato.

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Il piano terra di uno degli edifici dell’ex Staveco visto da viale Panzacchi

Aspettando l’incontro del 29 la giunta dovrà difendersi dal fuoco amico dei renziani in consiglio comunale, che chiedono con forza un bando e regole uguali per tutti per la Staveco. Poi c’è il fronte delle opposizioni, con la Lega Nord che ha annunciato un doppio esposto (in caso di trasferimento di Làbas nella nuova area) a Procura e Corte dei Conti.

Infine, e non è cosa da poco, c’è la questione dei tempi. Làbas da martedì scorso è senza casa, con tutti i progetti interrotti e tra questi c’è anche il dormitorio per i senza casa. Il collettivo chiede soluzioni entro il 9 settembre, una data entro la quale difficilmente la giunta potrà consegnare chiavi in mano agli attivisti un nuovo spazio. Gli edifici dell’ex Staveco in viale Panzacchi in condizioni migliori hanno infatti il tetto completamente rifatto e paiono in buone condizioni strutturali. Mancano però gli infissi, l’impianto elettrico è da rifare e così i bagni. Con l’attenzione di tutti puntata sulle mosse della giunta tutto dovrà essere in regola al 100%. Per finire c’è la questione della ‘forma’. Lepore ha parlato di un “laboratorio cittadino” aperto a Làbas e ad altre realtà cittadine. “Aprire i portoni di quella Caserma, darle nuova vita insieme – ha scritto Lepore – Rigenerarne la parte più immediatamente vicina ai viali, riadattarne i contenitori per usi temporanei dedicandoli alla comunità. Dibattiamone pubblicamente, ma partiamo. C’è uno spazio da conquistare per Làbas alla Staveco e per altre realtà del quartiere”. Non dovrebbe esserci quindi un’assegnazione diretta, ma un processo lungo di discussione – un laboratorio appunto. Solo alla conclusione di tutto potrà esserci una cessione degli spazi in funzione di progetti. Tempi non brevissimi quindi.

Come se non bastasse ci sono anche alcune associazioni che hanno inviati segnali di disapprovazione nei confronti di una giunta che, subito dopo lo sgombero, in apparenza garantisce ad un collettivo spazi che altri non hanno avuto. “Pensiamo sia giunto il momento di ripristinare la legalità e la trasparenza per tutti provando a ricercare un modello condiviso con procedure trasparenti e pubbliche e non fatte su misura per qualcuno”, dice Katia Graziosi dell’Udi Bologna.

Scrive invece Chiara Pazzaglia dell’Acli Bologna: “Tutta la solidarietà vista oggi per Labas, persino da consiglieri comunali e dipendenti pubblici, che dovrebbero essere i primi difensori della legalità, la vorrei vedere per tutte quelle associazioni, compresa quella per cui lavoro io, che si fanno un paiolo quadrato ogni giorno per fare le stesse identiche cose, altrettanto meritorie e forse più, ma non appropriandosi illegalmente e gratuitamente di spazi di qualcun altro, non occupando e manifestando, ma lottando ogni giorno per far quadrare i conti, per avere sempre tutto a norma, annegando nella burocrazia a tutti i livelli (censimenti locali, regionali, nazionali, obblighi, iscrizioni ad albi, requisiti da manetenere)”.

Infine a sbottare è anche l’Angsa, l’associazione genitori dei soggetti autistici. “Con tutto il rispetto per il volontariato dei ragazzi di La’bas aspettiamo da anni una sede. Evidentemente dovevamo occupare qualche immobile”. Poco importa che l’assessore Rizzo Nervo annunci per Angsa una convenzione diretta e una sede che a brevissimo sarà messa a disposizione. Un certo malessere nel mondo dell’associazionismo evidentemente c’è.

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