La vita di un genitore in carcere

 

      la vita di un genitore in carcere podcast

 

Si può pretendere a continuare di svolgere il proprio ruolo di genitore quando si finisce in carcere? Che diritti hanno le mamme e i papa? Quante volte possono vedere i loro figli? In quale condizioni? E i bambini come lo vivono?

Per parlarne con noi a MammaMia abbiamo invitato l‘avvocato Chiara Rizzo, anche membro dell’associazione Chiusi Fuori e Annarita di Marco dell’associazione Avoc. Con loro facciamo il punto sulle condizioni di vita delle famiglie nelle carceri italiane perchè “Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri“.

Com’è stato lasciare i figli a casa per andare in carcere? Bella domanda… Al pensiero di risentire ciò che accadde allora, ricado in un terribile vortice di panico, disperazione e abbandono. In quel momento vedevo davanti a me solo le sbarre e mi sono detta: “La mia vita è finita e quella delle mie figlie è seriamente compromessa!”.

l mio unico pensiero era: le rivedrò mai più? me le porteranno mai a far vedere? che ne sarà della famiglia che ho costruito e perché devo pagare il mio debito dopo nove anni dall’accaduto? Perché proprio ora che ho dato un senso ed un valore alla mia vita, perché proprio ora che ho capito quanto ho sbagliato… tanti perché… tanta rassegnazione. La disperazione allo stato puro. Si dice che sia contronatura separare i genitori dai propri figli. Ecco, io ho sentito la violenza di tutto ciò su ogni millimetro della mia pelle e non so spiegare a fondo con le parole il dolore e la sofferenza per questo distacco!

di una mamma ex detenuta, ottobre 2008

http://www.ristretti.it/testimonianze/pagine/venezia/carceri/mamma.htm

CARTA DEI DIRITTI DEI FIGLI DEI GENITORI DETENUTI

promossa dall’associazione bambini senza sbarre

L’associazione ha firmato il 6 settembre 2016 il rinnovo del Protocollo “Carta dei figli dei genitori detenuti”, insieme al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e alla Garante Nazionale dell’Infanzia e Adolescenza Filomena Albano. La Carta è un documento unico in Europa che impegna il sistema penitenziario del nostro Paese a confrontarsi con la presenza quotidiana del bambino in carcere, se pure periodica, e con il peso che la detenzione del proprio genitore comporta.

La missione di Bambinisenzasbarre è promuovere il mantenimento della relazione figlio genitore durante la detenzione e sensibilizzare la società civile perché si faccia carico dei diritti umani, sanciti dalle convenzioni internazionali, in favore dei minori separati dai propri genitori detenuti, affinché il diritto alla genitorialità venga garantito, culturalmente assimilato e reso parte del sistema valoriale.

Favorire il mantenimento dei rapporti tra genitori detenuti e i loro figli, salvaguardando sempre l’interesse superiore dei minorenni;

Garantire che siano proposti alle detenute madri ed ai detenuti padri percorsi di sostegno alla genitorialità.

In tutte le sale d’attesa sia attrezzato uno “spazio bambini”, dove i minorenni possano sentirsi accolti e riconosciuti. In questi spazi gli operatori daranno ospitalità e forniranno ai familiari l’occorrente per un’attesa dignitosa (come scalda biberon o fasciatoio) e, ai più piccoli, strumenti (tipo giochi o tavoli attrezzati per il disegno) per prepararli all’incontro con il genitore detenuto;

In ogni sala colloqui, se pure di modeste dimensioni, sia previsto uno “spazio bambini” riservato al gioco e, laddove la struttura lo consenta, sia allestito uno spazio separato destinato a ludoteca. Questa previsione si attuerà progressivamente, rendendola effettiva entro la fine del corrente anno, almeno nelle Case di reclusione;

Le procedure di controllo siano adatte e proporzionate ai diritti e alle condizioni dei minorenni tenendo conto, in particolare, del loro diritto alla privacy, all’integrità fisica e psicologica, alla sicurezza;

A non considerare i contatti aggiuntivi con i figli di minore età come “premi” assegnati in base al comportamento del detenuto;

A sviluppare linee guida specifiche per quanto riguarda il sostegno e il mantenimento dei contatti tra i genitori detenuti e i figli di minore età che non riescono ad incontrarsi facilmente. In tali circostanze occorrerà prevedere precise regolamentazioni che consentano di autorizzare in maniera più sistematica il ricorso all’utilizzo della telefonia mobile e di internet, comprese le comunicazioni tramite webcam e chat.

Proporre negli istituti di detenzione dei programmi di assistenza alla genitorialità che incoraggino lo sviluppo di un rapporto genitori-figli costruttivo e sostengano delle esperienze positive per i figli minorenni;

Avvalersi di ONG e associazioni e con queste collaborare perché in ogni struttura sia assicurato il mantenimento di una positiva relazione genitoriale, e sia adeguatamente favorita la loro attività in base alle diverse esigenze presenti nei vari istituti.

In attesa di raggiungere l’obiettivo di evitare la permanenza dei bambini in carcere, le parti scrupolosamente verificheranno che:

1. Tutti i bambini che vivono con i genitori in una struttura detentiva abbiano libero accesso alle aree all’ aperto;

2. Siano attuate procedure e accordi con ONG e associazioni affinché i bambini abbiano libero accesso al mondo esterno (se necessario, con la supervisione di personale specializzato operante in abiti civili);

3. I bambini frequentino asili nido e scuole all’esterno, assicurandone l’accompagnamento;

4. Il personale in servizio nelle unita di detenzione che ospitano i bambini sia composto anche da addetti specializzati e formati sullo sviluppo psico-fisico e l’educazione dei soggetti in età evolutiva;

5. Siano offerte strutture educative e di assistenza, preferibilmente esterne agli istituti che ospitano bambini e genitori detenuti;

6. I genitori detenuti che vivono insieme ai propri bambini siano assistiti nello sviluppo delle proprie capacita genitoriali, abbiano la possibilità di accudire adeguatamente i bambini avendo, per esempio, la possibilità di cucinare i pasti per loro, prepararli per l’asilo nido e la scuola, trascorrere del tempo giocando con loro e svolgendo altre attività, sia all’interno della struttura che nelle aree all’aperto;

7. Siano predisposte misure di accompagnamento psicosociale al fine di sostenere il bambino e il genitore detenuto nella separazione, per ridurne l’impatto negativo, iniziale e successivo.

Il carcere è il luogo in cui è maggiormente necessario tutelare questo diritto per contrastare le possibili conseguenze dovute alla interruzione dei legami affettivi, dannose anche per la comunità, che vede, come statisticamente provato, aumentare i casi di detenzione nelle biografie dei figli di genitori detenuti, incrementare fenomeni di abbandono scolastico, devianza giovanile, disoccupazione, illegalità, disagio sociale.

Un intervento di sostegno e accompagnamento della relazione genitoriale durante l’esperienza della carcerazione si configura quindi come intervento di prevenzione sociale.

È un intervento che si rivela duplice in termini di prevenzione: aiuta a prevenire le difficoltà emozionali e relazionali del bambino e il loro effetto negativo sul suo sviluppo psicoaffettivo e aiuta il genitore a conservare e continuare a svolgere il suo ruolo genitoriale.

L’interruzione dei legami affettivi tra genitori detenuti e figli, come statisticamente provato, può incrementare fenomeni di abbandono scolastico, devianza giovanile, disoccupazione, illegalità, disagio sociale e aumentare i casi di detenzione tra i figli di genitori detenuti.

Testo Protocollo d’intesa- Carta dei diritti dei Figli di genitori detenuti

 

con Francesca Maurighi e Agathe Gillet

 

Canzoni:

Tombé du ciel, Jacques Higelin

New Soul, Yael Naim

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