La prima volta unplugged dei Gazebo Penguins

15 mar. – Nebbia è il titolo del nuovo disco dei Gazebo Penguins, probabilmente il più malinconico e crespuscolare tra quelli finora pubblicati dal trio, ora diventato quartetto con l’aggiunta di Daniele Rossi a Capra (Gabriele Malavasi), Sollo (Andrea Sologni) e Piter (Pietro Cottafavi), quest’ultimo assente ieri in studio per il primo live radiofonico acustico della band. “Il disco arriva a quattro anni da Raudo e questo tempo si sente nelle canzoni, che sono rimaste a decantare: ma riascoltato adesso non ci stanca e abbiamo molta voglia di suonarlo”, ha detto Capra, anticipando il concerto che il gruppo terrà sabato 18 marzo al Locomotiv Club, aperto da Phill Reynolds.

Non possiamo più fare i fenomeni sul palco, è diventato pericoloso”, ha scherzato Sollo, giustificando così i ritmi più calmi dell’album, dove c’è spazio per suoni di chitarra diversi, più aperti. “Avevamo delle idee di partenza e poi abbiamo sperimentato più di altre volte in studio, l’Igloo Audio Factory che poi, dopo la lavorazione di questo album, ha chiuso”, ha continuato Sologni. Musiche e testi sono coerenti nel raccontare pieni e vuoti, presenze e assenze: “La mancanza è una delle linee  sotterranee del disco, insieme alla relazione tra un me impersonale e gli altri: l’album si chiude con ‘Pioggia’, il fenomeno atmosferico che porta via la nebbia, e dice ‘Resto solo se resti con me’. Una duplicità che riassume la coincidenza degli opposti, questo pieno e questo vuoto che si intersecano e devono combaciare”, ha puntualizzato Malavasi, rifacendosi alla teoria elaborata nel XV secolo da Nicola Cusano.

Nebbia è il primo disco in cui i Gazebo parlano esplicitamente di politica, con “Atlantide”: “L’album parla di mancanze, scomparse, sparizioni e quello è un posto che è scomparso perché faceva paura al potere, che non poteva accettare: l’aggregazione, la spontaneità non monetizzata andava fatta sparire. Il nostro augurio, con questa canzone, è che tutto sia stato in realtà liberato“, ha continuato Capra. “La nebbia è un eterno presente: se ci sei in mezzo non ti domandi mai che direzione devi prendere, ma dove sto andando. È un verbo che continua sempre: la canzone centrale del disco, ‘Soffrire non è utile’, dice proprio che non si impara nulla dalle esperienze peggiori che ti possano capitare. Non sarai né migliore né più pronto se succederà di nuovo tra un anno”. E tra queste c’è ovviamente anche la morte, raccontata in “Bismantova”, la prima traccia del piccolo set acustico che i Gazebo hanno suonato: “Parla di un suicidio e volevamo cantare della doppia vita social e reale in quel verso che fa ‘Ancora attivo il tuo profilo / Un vuoto aperto sul vuoto’: quando uno non c’è più puoi ancora cercarlo, taggarlo, salutarlo. Una cosa per noi straniante”.

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