La partita, se ci sarà, si gioca alle primarie

Le primarie di coalizione del centrosinistra a Bologna si prestano a innumerevoli critiche: sono infatti l’emblema di un partito dall’identità ignota e dal futuro incerto, che è nato senza arte né parte, scimmiottando un sistema politico mai praticato, fatto di leader e primarie, per poi rendersi conto che le primarie non le vuole, e anche quando sembra volerle non sa farle.

Tuttavia bisogna essere realisti e considerare alcune cose: nella situazione bolognese il Pd, inteso come partito post-Pci è  –  e resta  – il “dominus” della scena politica, anche suo malgrado.

Le opposizioni sono deboli e divise, Lega e M5S sono al momento eccezioni, i cespugli dell’ex centrosinistra sono satelliti con un’orbita obbligata.
In questo quadro i tentativi di liste civiche alternative al Pd non hanno trovato, almeno finora, forme e persone in grado di raccogliere attorno a un programma condiviso e innovativo un’area vasta.

Molti tuttavia sembrano aspettare che si compia il rito delle primarie per poi disporre di nuovi spazi e nuove opportunità in un secondo tempo, costruendo la lista civica in prossimità delle elezioni.
Credo sia un errore. Per due motivi: in primo luogo perché è molto probabile un voto politico anticipato. Un election day a marzo 2011 cambierebbe profondamente anche la natura del voto amministrativo, ricompattando l’elettorato  in chiave nazionale, il che toglierebbe spazio a qualsiasi tentativo di ricostruzione e agglomerazione civica di base.

Inoltre c’è da tener conto della particolare condizione bolognese, in cui ogni piccolo aggregato, ancorché personalistico, di nicchia o residuale, tende ad autorappresentarsi creando la proprio lista.
Ogni contrada una lista. Magari tutte che guardino a sinistra, o a istanze sociali o che rivendicano specifici diritti, ma tutte ben distinte una dall’altra. E’ un rischio molto concreto: molti in città hanno in testa una lista civica, ognuno però ha la sua.

Per questo ho detto, in maniera molto isolata peraltro, che la battaglia per il rinnovamento andava combattuta, eventualmente, alle primarie. Anche a coloro che le rifiutano e che per tante giuste ragioni criticano il PD non può sfuggire che questo partito, seppur numericamente forte, è in un momento di grande debolezza.
Primarie non necessariamente “vere” (quali sono poi?), ma soprattutto non completamente falsate da scelte aprioristiche d’apparato, aprono a mio avviso crepe che andrebbero adeguatamente esplorate.

Mi chiedo infatti se sia poi così vero che la situazione rappresentata sui giornali e nelle dichiarazioni d’apparato corrispondano alla realtà, o non siano invece profezie che si autoavverano per mancanza di fiducia in possibili sorprese. E’ così certo che Cevenini vincerà a mani basse? E’ proprio vero che le altre candidature sono così deboli? Ci possono essere fra i candidati (attuali o futuri) personaggi in grado di aggregare ben oltre il loro bacino di partenza? Francamente non lo so, semplicemente non ho le certezze dei tanti che preconizzano futuri già ampliamente scontati, salvo poi saltare sulla sedia quando le cose vanno in modo diverso.

Bastava vedere come Grillo riempiva le piazze due anni fa per capire che il fenomeno stava esplodendo, ma in tanti hanno scoperto i grillini solo dopo le elezioni del giugno 2009, e gli ci sono volute le regionali 2010 per capire che il vento stava cambiando.

Dunque, in soldoni, la situazione è questa: comunque la si pensi, e comunque vadano le cose, la partita se ci sarà (e non è detto) si gioca comunque alle primarie. Sia che esse piacciano o che le si detestino.
Un successo o anche solo un exploit di una candidatura diversa dal possibile “nominato” è attualmente l’unica  strada percorribile, seppur in salita, per dare una ventata di novità alla politica cittadina.

Paolo Soglia

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Un commento

  1. Non sono d’accordo sulla tua conclusione. Il gioco delle primarie richiede due ingredienti che a Bologna, semplicemente, non ci sono: un esito non scontato e una trasparente contrapposizione di interessi.

    Dici che Cevenini non ha già vinto (o stravinto): può darsi, perché l’ostilità di Repubblica, della cooperazione e di pezzi di Cgil non gli spiana la strada. Ma il suo partito ha già deciso da tempo, e cerca solo di costruire le condizioni migliori affinché il gioco appaia plausibile. Ma senza rischi.

    Perciò, siccome di una trasparente contrapposizone di interessi non si vede traccia, credo che in via Rivani (e sedi limitrofe) accendano ceri alla prospettiva dell’election day – che come fai notare, funzionerebbe da richiamo della foresta, pro o contro B., azzerando ogni dialettica.

    Certo, se una Lista civica ha qualche possibilità, non può aspettare gennaio, e neanche i numeri delle primarie. L’intenzione, il percorso democratico (persino la clausola di dissolvenza) e i tempi entro cui decidere vanno chiariti al più presto.
    Se non ora, quando?

    Comment by Rudi Ghedini on 05/10/2010 at 12:16

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