La musica? Gratis è meglio: le vostre voci

Ragazza

Bologna, 21 mag. – Come sta cambiando il modo di ascoltare la musica?  L’abbiamo chiesto a voi – ragazzi tra i 16 e i 35 anni – tra un aperitivo, una pausa pranzo e una partita a frisbee. Ecco cosa ci avete risposto.

Partiamo da una certezza: i CD sono archeologia. Forse nella cameretta custodite gelosamente qualche best of di Ligabue, qualche compilation rossa e blu di Festivalbar, ma, dai 15 anni in poi, di CD non ne avete più comprati. Le motivazioni sono le più varie e non è sempre una questione di costi troppo alti: “Perché pagare per qualcosa che si può avere gratis?” C’è poi la comodità: “Non saprei nemmeno più con che cosa ascoltarli, i CD”, ci avete detto.

Niente di nuovo sotto il sole, per chi è cresciuto a pane e musica digitalizzata. Con l’eccezione di pochi che decidono di comprare su iTunes, il download pirata rimane la vostra fonte principale. Spotify ha commissionato uno studio relativo al 2012 che non lascia dubbi: in Italia il 77% degli utenti internet ha scaricato, almeno una volta, della musica illegalmente. Parliamo di quasi 11 milioni di persone: il numero è anche inferiore al dato reale, perché considera i soli download torrent.

Queste cifre pongono una questione centrale negli ultimi anni: se si priva il mercato musicale delle entrate derivanti dalle vendite, se ne mette a rischio la sopravvivenza? Ce ne rendiamo conto, ci avete detto, sarebbe bello spenderci più soldi, ma il portafoglio è spesso vuoto. In fondo, “i musicisti in qualche modo guadagnano” . Da quando l’ascolto in streaming della musica prevede delle royalties per le case discografiche e per gli artisti pare, in effetti, che il mercato musicale si stia risollevando. Rimane però aperto il problema della ripartizione di questo nuovo tipo di introito: c’è chi sostiene che gli artisti già affermati siano privilegiati rispetto a quelli esordienti. La questione riguarda soprattutto il tipo di contratto stipulato dalle case discografiche con i servizi di streaming.

I servizi come Spotify tentano dunque di offrire una soluzione che sia remunerativa per gli artisti pur mantenendo costi bassi. In Italia Spotify è ancora giovane (è disponibile solo dal 2012), e non tutti lo conoscono. Tuttavia, la sua cura comincia a fare effetto e non manca chi ha smesso di scaricare, una volta provato il servizio. Inoltre, sul lungo termine il dato potrebbe diventare più significativo. In Olanda, ad esempio, questo servizio è presente dal 2010: la percentuale di download illegali era allora simile a quella italiana. Adesso si è abbassata al 27% dell’utenza totale. Ad avere la meglio fra di voi sembra essere YouTube. Più semplice accedervi, meno impegnativo, ormai sedimentato nelle vostre cronologie. Inoltre, streaming e download sono modalità più adatte ad un ascolto frammentario, di singole canzoni piuttosto che di opere intere.

Se c’è una costo che siete disposti ad accettare, è quello dei concerti. Il fascino dei grandi live negli stadi non muore mai, e per vivere un’esperienza del genere non sono troppi 50  o 100 euro. Niente crisi per gli AC/DC e Jovanotti, insomma.  Per i musicisti esordienti, o che non conoscete bene, 15 euro possono bastare. I prezzi, più sono contenuti, più vi viene voglia di spegnere il computer e di andare sotto il palco del gruppo sconosciuto, magari quello trovato per caso in una playlist di Spotify.

headphones-680971_640Musica e appartenenza è forse un binomio superato: “Roba da 15enni, ascolto qualsiasi genere ma nessun genere mi rappresenta”, ci ha detto qualcuno. L’ascolto oscilla da una canzone all’altra, seguendo l’umore ed il proprio personalissimo gusto. Per alcuni di voi la musica è ancora una forma di culto della qualità e dell’estetica, sebbene questo sia personale o al massimo ereditario: alcuni di voi hanno potuto scoprire i polverosi 33 giri dei propri genitori, innamorarsi del vinile e così prendere le distanze da un approccio che viene definito “leggero”, cioè passivo e conformista.

E la radio? Ahinoi, ne esce malconcia. La ascoltate solo in macchina, ma neanche tanto.

E la nostra, di radio? La ascoltate? Abbiamo parlato di questa nostra inchiesta interagendo con i radioascoltatori in uno speciale “Musica e giovani”. Vi siete persi la diretta? Ecco qui il podcast.

      Podcast Musica e Giovani 22-05-2015

Fernando Giacinti, Andrea Lorenzoni, Serena Riformato

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