La lunga notte dell’informazione

Oggi e domani non troverete in edicola L’Unità. L’editore ha deciso di tagliare dal 15 ottobre le cronache locali di Toscana ed Emilia-Romagna, le due regioni che da sole garantiscono il 40% delle vendite nazionali del quotidiano.
I redattori hanno indetto due giorni di sciopero perché sono convinti che la chiusura delle redazioni locali sia solo l’anticamera dello smantellamento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Quello che sta succedendo all’Unità, potrebbe capitare, in breve successione, a innumerevoli testate della carta stampata della radio e della televisione.
La stessa testata da cui vi scrivo, RCdC, è in questi giorni in preda ad angosciose riunioni per districarsi tra dolorosi tagli da effettuare e conti che si fanno sempre più difficili.

La cosa singolare è che i nostri ascoltatori, e i lettori del quotidiano on line, sono in costante aumento, tuttavia non vi è più un rapporto diretto tra il gradimento di un prodotto locale e i ricavi che se ne possono trarre sotto un profilo economico. Questo perché l’editoria tradizionale, il giornalismo, le testate d’informazione sono entrate – e non da oggi – in una crisi sistemica, dovuta alla trasformazione vorticosa dei sistemi di produzione e fruizione dell’informazione.

A questa crisi specifica di trasformazione si è affiancata una crisi epocale di carattere economico che impedisce, di fatto, qualsiasi forma “morbida” di transizione e trasformazione assistita.
Quello che ci aspetta nei prossimi mesi potrebbe essere una vera e propria carneficina dell’editoria.

Il Governo, da parte sua, ha deciso di giocare la parte del boia. I giornali e le tv berlusconiane sono intrinsecamente legate al sistema che detiene attualmente il potere , e quindi possono permettersi di agire in perdita per portare avanti le campagne stampa del padrone (Libero, Il Giornale, etc), oppure di giocare con carte false (Mediaset).

Per tutti gli altri il Governo, nella persona del ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha tagliato i fondi: gia abbondantemente indeboliti da una situazione italiana che rende l’informazione scarsamente appetibile e troppo asservita a partiti e gruppi di potere, il sistema dei media non ha retto e adesso siamo al “si salvi chi può”.

La distruzione del sistema dell’informazione, per quanto esso sia oggi carente, ingiusto e distorto, è un gravissimo pericolo per il futuro di questo paese, sempre più condannato al buio dell’ignavia, dell’indifferenza e dell’ignoranza di massa, ancorché abitato in superficie da moltitudini di microcomunità web assai difficili da interconnettere.

Per reagire  e non rassegnarsi a questa deriva bisogna muoversi, urgentemente, richiedendo un fondo speciale dell’editoria, un “5×1000”, da destinare all’informazione indipendente.

Magari stornato dal canone RAI, originariamente imposto come finanziamento del servizio pubblico (gestito in  Monopolio) ed ora utilizzato per l’asservimento a scopo clientelare o per il pedaggio da pagare alla prostituzione quotidiana della tv di stato. Destinare una parte del canone all’informazione indipendente, lasciando libera scelta ai cittadini, è democrazia.
Una democrazia che fa paura.

Paolo Soglia

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