La luce degli Azulejos negli occhi di Populous

6 giu. – “Lisbona emana una luce particolare, strana. Mi ricordava qualcosa di familiare e, controllando sulla cartina, ho notato che sta sullo stesso meridiano di Napoli. Osservano la luce dello stesso tramonto”.  È nella capitale portoghese che Andrea Mangia, in arte Populous, scrive il nuovo disco Azulejos, come le tipiche piastrelle di ceramica lucide “che riflettono il sole, creando un riverbero continuo che amplifica le sensazioni. Vieni invaso da un effetto quasi psichedelico!”. L’album, presentato in anteprima il 27 maggio al Mi Ami e in uscita il 9 giugno per La Tempesta Dischi, dà vita a un connubio perfetto fra i ritmi della cumbia sudamericana e l’elettronica europea: “Tutto nasce dalla mia ultima passione per la cumbia, scoperta grazie all’etichetta di Buenos Aires ZZK“, spiega Andrea ai microfoni di Maps. “In passato ho ascoltato molti generi deprimenti. Adesso sono entrato nella fase in cui la musica deve farti estraniare dalle cose brutte e farti stare bene. La cumbia è una medicina, è sensuale e ti fa muovere il culo lentamente e inesorabilmente!”. Non è un caso che l’etichetta di Populous sia la stessa che ha dato vita all’Istituto Italiano di Cumbia, il collettivo creato da Davide Toffolo e dentro al quale il nostro Andrea “spera di entrare al più presto”, ci racconta.

Questa la storia di Azulejos, un disco in cui il digitale si scontra con la tradizione, in un continuum di suoni che rimandano allo stesso timbro ritmico, creando una frattura con il disco precedente, Night Safari: “C’erano molti suoni, ritmici e geografici. Questa volta, invece, ho voluto usare un’unica sonorità, ripetuta in tutti i pezzi”. Ecco perché, durante la fase di creazione, a dominare era un solo dogma: “Campionare dischi che provenissero esclusivamente dal Portogallo, dal Sudamerica e dall’Angola. L’intento non era colonizzatore, ma quello di dar vita a una versione “europizzata e intellettuale” del genere roots cumbia”. Il risultato finale è un esperimento interessante, dotato di particolari aggiunti dati dalla collaborazione con il produttore Ferliga, il featuring con Nina Miranda degli Smoke City nel brano “Cru” e quello con la cantante colombiana Ela Minus, per la traccia “Azul Oro“.

Elena Usai

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