“La cosa più importante è credere in ciò che si fa”. Ásgeir live a Murato!

Ásgeir Trausti ed il suo doppelgänger negli studi di Radio Città del Capo

25 nov. – Ieri sera abbiamo festeggiato il primo Murato della stagione. Il protagonista del ritorno della rassegna organizzata da Radio Città del Capo, Unhip Records e Locomotiv Club è stato Ásgeir, cantautore islandese classe 1992, un nome già ben noto su queste frequenze. Il suo nuovo lavoro si intitola Afterglow ed arriva a tre anni di distanza dal fortunato esordio in lingua inglese In The Silence, un album (accolto con clamore all’epoca) che aiutò a lanciare il giovane verso un successo che avrebbe presto valicato i confini della natìa Islanda – isola nella quale viene già considerato da qualche tempo come l’artista nazionale più celebre di sempre.

Il suo primo disco, dapprima pubblicato nel 2012 in islandese col titolo Dýrð í dauðaþögn, fu oggetto due anni dopo di una ristampa anglofona (In The Silence, per l’appunto) destinata al mercato internazionale: per l’occasione Asgeir affidò la traduzione delle liriche (composte perlopiù dal di lui anziano padre, professore in pensione) al musicista americano – di stanza da ormai diversi anni a Reykjavik – John Grant.  

Una circostanza, quella della collaborazione paterna, che si è ripetuta anche in occasione della scrittura di Afterglow: “Ho lavorato principalmente con mio padre per la stesura dei testi di questo album”, racconta Àsgeir, “successivamente le canzoni sono state tradotte in inglese da me e da mio fratello”.

Per questo secondo disco il musicista islandese – nel cui passato si scorgono curiose partecipazioni ai mondiali giovanili di giavellotto – si è parzialmente alleggerito delle venature folk che avevano contraddistinto il suo esordio, evolvendo il proprio sound verso un art pop elettronico squisitamente nordico: “È stato un lungo processo, siamo stati in studio oltre sei mesi. In questo secondo disco c’è molta più produzione, abbiamo speso settimane o addirittura mesi nella lavorazione di singole canzoni”, spiega il musicista. “In occasione delle registrazioni del primo album, invece, solitamente registravamo una canzone ogni due giorni, perché si trattava semplicemente di suonare gli strumenti acustici ed eseguire il brano”.

Ed è proprio la lontananza dagli strumenti acustici con i quali era più familiare ad aver stimolato questo cambio di rotta: “Durante i tour, il laptop era l’unico strumento per poter comporre che potevo portare con me – ha confessato – e ciò mi ha avvicinato ad una visione più da producer circa lo scrivere canzoni”.
In conclusione di chiacchierata, abbiamo chiesto ad Àsgeir cosa consiglierebbe a se stesso giovane, ora che ha ottenuto fama e successo: “Può sembrare un cliché, ma la cosa più importante è credere in ciò che si fa”, rivela l’islandese. “Essere sempre in tour e non essere davvero convinti di quello che si sta facendo è una condizione che conosco bene e posso assicurarvi essere davvero spiacevole“.

Ascolta il live acustico di Àsgeir negli studi di Radio Città del Capo e l’intervista rilasciata ai microfoni di Cotton Fioc.


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