La Coalizione civica sfida Merola: “Con lui facciamo il ballo dello sgombero”

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Bologna, 22 sett. – Un candidato sindaco ancora non ce l’hanno. Così come ancora manca un programma definito. Ma il primo passaggio, anche formale, è fatto. Da ieri sera il progetto di Coalizione civica, lanciato tra gli altri da Mauro Zani e Danilo Gruppi, ha un suo simbolo, un suo gruppo promotore e un suo percorso, quanto meno abbozzato. La sfida a Merola è lanciata ed a base di scuola, acqua pubblica, difesa del welfare e dei beni comuni, no alle grandi opere inutili.

Alle amministrative del 2016 il Pd non dovrà badare solo alla destra e al Movimento 5 Stelle. “Col sindaco balleremo il ballo dello sgombero“, dicono quelli della Coalizione. Progetto difficile quanto ambizioso: creare una lista alternativa ai democratici che metta assieme tutti, dagli ex 5 Stelle ai delusi del Pd passando per quel che resta del progetto dell’Altra Europa.

E pazienza se Merola ha svoltato a sinistra sul tema delle occupazioni, ha lavorato per chiudere il Cie e difeso i diritti lgbt. Non basta, e poi il sindaco “cerca voti a sinistra ora che ne ha bisogno”, dicono tutti. Al Pd nel suo complesso viene rimproverato il cedimento al neoliberismo e al renzismo, al sindaco vengono rinfacciati i due grandi referendum disattesi: quello sull’acqua del 2011 e quello tutto bolognese sulle scuole private paritarie del 2013. “Bologna non dimentica“, fu dopo tutto l’ultima frase pronunciata dal Comitato Art. 33 prima di sciogliersi. E infatti molti di coloro che erano in piazza quel giorno si sono ritrovati per il lancio della Coalizione civica.

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Nella sede del Quartiere Reno in via Battindarno 123 ieri sera sono arrivati in 250, quasi la metà degli oltre 500 sottoscrittori dell’appello diffuso nelle settimane scorse. La sala Falcone e Borsellino non può contenerli tutti, e così molti stanno in piedi o si siedono per terra. Al tavolo dei relatori Mario Bovina che si occupa di aprire l’assemblea, Mauro Zani, Paola Ziccone, Marina D’Altri e Marco Trotta.

Presenti volti noti e meno noti della sinistra bolognese. Tra il pubblico il consigliere comunale Mirco Pieralisi , Luca Basile di Sel, Otello Ciavatti, Vanni Pancaldi e il gruppo dei No People Mover, l’attivista della casa Giorgio Simbola, una manciata di ex Pd, qualche vendoliano deluso ora senza tessera, la coordinatrice di un circolo di Sel “anti Merola” Eleonora Cerioni, Paolo Soglia, attivisti del mondo della scuola come Giovanni Cocchi e una pattuglia di referendari dell’acqua pubblica. E ancora Lorenzo Alberghini di Vincere in Comune ed ex grillini come la consigliera comunale Federica Salsi. Non si vedono sindacalisti, salvo l’ex numero uno della Cgil bolognese Danilo Gruppi, peraltro silenzioso per tutta la serata. Età media sui 50 anni ma si fa vedere anche qualche under 40 con tanto di prole al seguito.
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Mauro Zani, ex dirigente di primo piano nato nel Pci e uscito dal partitone prima che si trasformasse nel Pd (che lui chiama “partito post democratico”), ha il compito di dare una senso alla serata, e lo fa con un intervento quadrato, di analisi. Boccia tutti partiti, antagonisti o riformisti ma comunque “pallide ombre di quelli del passato”, chiede di creare un’alleanza fra cittadini che si ponga la priorità delle politiche pubbliche, “mentre ora non vediamo nulla al di fuori del mecenatismo e della carità”, promette di non candidarsi “perché un avanzo della politica come me non può guidare una coalizione civica”, spara a zero sul decisionismo di Renzi che a lui per certi versi ricorda il Piano di rinascita democratica del piduista Licio Gelli, ironizza sui progetti di liste civiche per sostenere a sinistra il Pd. “Forse siamo gufi, non certo civette“, dice raccogliendo gli applausi del pubblico. “Diciamo al sindaco Merola che noi siamo qui in campo per fare il ballo dello sgombero, non ci muoviamo per meno di questo e non vogliamo strapuntini”.

Zani tocca anche l’argomento delle periferie. “Dobbiamo incontrare la gente fuori di qui, e farlo nelle periferie altrimenti il nostro progetto non ha senso”. La decisione di indire la prima assemblea della Coalizione Civica fuori dal centro città è un primo passo in questo senso, “anche se per ora è solo simbolico” aggiunge qualcuno dei presenti. Certo è che le percentuali dell’Altra Emilia-Romagna a Bologna vengono citate più volte a margine dell’assemblea. E c’è chi ricorda gli ottimi risultati ottenuti in centro Bologna e invece quelli magrissimi fuori dai viali, dove però “ci sono le masse di voti che fanno vincere o perdere per davvero”. I punti del programma ancora non ci sono, l’elaborazione delle proposte inizierà nelle prossime settimane, ma i ‘no’ sono stati numerosi. No al People Mover, al Passante Nord, alle opere in project financing “che sono sempre una fregatura”.

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Da sx Paola Ziccone, Marina D’Altri, Mario Bovina, Marco Trotta e Mauro Zani

Dopo Zani tocca a Marina D’Altri, attivista della scuola e volto noto di quel referendum consultivo che nel 2013 portò 50mila bolognesi a chiedere al Comune di eliminare le sovvenzioni alle scuole private paritarie. “Una cosa straordinaria, la vittoria della vera democrazia che il Comune decise di ignorare. La prima cosa che farà la Coalizione civica sarà applicare quel referendum”. Ma viene citato anche il referendum dell’acqua, ignorato a Bologna e un po’ in tutta Italia. “E se il sindaco ha deciso di non vedere azioni Hera lo ha fatto per fini elettoralistici”.

Infine tocca a Paola Ziccone, ex direttrice del carcere minorile del Pratello. “Odio gli indifferenti”, dice Ziccone citando Gramsci. Poi delinea un modello di città solidale e sicura, che per lei significa prima di tutto antifascista e “quella in cui ciascuno ha un tetto sulla testa e un cielo sopra il tetto”. Un discorso denso e non immediato quello di Ziccone, che porta come esempio di buona politica El Sistema, il modello di educazione musicale che in Venezuela ha cambiato la vita a molti giovani provenienti da famiglie povere.

Dopo i relatori tocca al pubblico. Al microfono dipendenti pubblici, pensionati, un precario della scuola. “Certo che quello del pubblico è un grande bacino di voti da intercettare – commenta un insegnante – lo scontento nella scuola è forte e senza la Coalizione civica i 5 Stelle guadagnerebbero consensi a man bassa”. Il tema della difesa del pubblico ricorre in tutti gli interventi, chi lavora nella scuola lo declina in maniera differente rispetto a chi si scaglia contro gli appalti al ribasso, ma quella sembra per tutti essere la battaglia fondamentale.

Prende parola anche Lorenzo Alberghini, che sta già lavorando al progetto di lista civica “Vinciamo in Comune” e usa la prima persona plurale per parlare ai presenti. “Merola andrà comunque al ballottaggio e noi vinceremo se sapremo convincere le persone. Assieme al Movimento 5 Stelle siamo l’unica alternativa”. Ovviamente, e non può che essere altrimenti,c’è chi interpreta il suo “noi” come un primo passo verso la fusione dei due progetti civici. Prima del voto per la scelta del simbolo (alla fine passerà ad alzata di mano un cerchio rosso e bianco con la sagoma del Nettuno nella metà superiore), arriva l’ultimo intervento. Quello che in poche parole riesce a dare il senso della serata. “Siamo un guazzabuglio di persone dalle mille esperienze e contraddizioni – dice una signora – ma qui c’è la scintilla per iniziare di nuovo, e a me quella scintilla interessa”.

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