La casa come corpo: Valentina Medda a Maison22

anatomy of a building

Sarda di nascita ma attiva tra Bologna, Parigi, Amsterdam, Bruxelle e New York, Valentina Medda è la giovane artista che Maison Ventidue propone per la propria serata all’interno di Artcity white night, sabato 28 gennaio dalle 21.30.
Valentina presenta Home is a sick body, una performance site-specific nata negli spazi di Flux Factory a New York nell’Aprile 2015 e ripensato per Maison Ventidue in occasione di ArteFiera 2017, che prende le mosse dalla riflessione sulla medicina come sapere scientifico ma anche pratica di cura individuale e sociale.

Proveniente dalla scena militante italiana, la ricerca artistica di Valentina Medda si snoda tra la performance, la fotografia, l’arte pubblica e la ricerca accademica, situandosi sul confine labile che delimita – e lega – pubblico e privato, corpo e architettura, città e appartenenza sociale.

Nella performance ideata per l’appartamento bolognese che dal accoglie residenze artistiche, performance e installazioni, Valentina metterà in atto una serie di atti performativi che, quasi come dei rituali, faranno emergere l’analogia muro/pelle. Lo spazio domestico di Maison Ventidue sarà manipolato con procedure e strumenti medici, attraverso i quali coniugare l’identità del luogo, la storia personale dell’artista e la relazione che intercorre tra lei e gli abitanti dello spazio.

Home is a sick body si comporrà di diversi momenti:
Healing interventions for domestic wounds_#2
Valentina Medda interviene con aghi di agopuntura sulle tracce, le macchie e le imperfezioni lasciati sulle pareti di Maison dallo scorrere del tempo e dal passaggio dei suoi ospiti. Una performance-rituale che fissa le tracce che caratterizzano la casa, diventando essa stessa un nuovo segno destinato a restare nel tempo.

– Anatomy of a building, costituito da un trittico e da alcune tavole di costruzioni anatomiche

Catalogo ragionato di escoriazioni sensibili Installazione di immagini di fratture, ferite, rughe e screpolature dei muri, fotografate come polaroid e trattate con un processo che separa l’emulsione dalla carta fotografica, lasciando su una pellicola sottile una sorta di pelle. Raccolti come campioni scientifici, i frammenti di “pelle” saranno conservati e catalogati su dei supporti che ricordano i vetrini da laboratorio.

Ecco cos’ha raccontato Valentina Medda ai nostri microfoni:

      Valentina Medda

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