La banda dell’avorio arriva a Bologna. Rubato corno di rinoceronte

Bologna, 3 giu. – Un corno di rinoceronte e un dente di narvalo: sono i due oggetti in avorio rubati da due musei universitari bolognesi, durante il Ponte del 2 giugno. Il furto è stato scoperto in mattinata, alla riapertura dopo la chiusura festiva. Il corno è stato sottratto dal corpo intero imbalsamato di un rinoceronte, conservato nell’atrio del museo di Zoologia, il dente dal museo di Anatomia comparata. Entrambi i musei sono in via Selmi, a piani diversi dello stesso edificio. Un’entrata è stata trovata forzata. Furti simili erano stati denunciati negli scorsi mesi in altre strutture universitarie italiane. A gennaio un altro corno di rinoceronte era stato rubato al Museo di Zoologia e Anatomia Comparata di Modena. A inizio marzo di nuovo un corno e ancora un dente di narvalo erano stati sottratti dalla Galleria storica del Museo di storia naturale dell’Università di Pisa. Un ‘danno enorme’, dal punto di vista economico – si stima un valore di almeno 300.000 euro – e quello storico e didattico. Così i responsabili dei musei dell’Università di Bologna derubati durante il Ponte del 2 giugno hanno commentato in un’intervista all’emittente ‘E’tv’ il furto del corno di rinoceronte e del dente di un cetaceo. “Quel corno ha un valore che si aggira fra i 200 e i 300 mila euro” ha spiegato il professor Bruno Sabelli, referente scientifico del museo di Zoologia, ipotizzando che i ladri abbiano agito per rivenderlo sul mercato clandestino dei farmaci.

“E’ utilizzato nella farmacopea cinese come presunto afrodisiaco e di recente anche come presunto antitumorale – ha detto – il che ovviamente non è vero, ma l’ignoranza in questi casi conta molto”. Oltre al valore economico, secondo il docente il furto “è grave perchè era un rarissimo esemplare di corno di rinoceronte indiano, di cui esistono pochissimi esemplari e che era qua da oltre un secolo”. Anche il dente di narvalo era un oggetto di grande valore storico. Per Daniela Minelli, referente scientifico del museo di Anatomia Comparata, “era un canino molto lungo, di quasi un metro e mezzo, prezioso sia per l’avorio di cui è fatto, sia per chi colleziona questi reperti. L’esemplare rubato risaliva circa al 1840 e ha un valore fra i 20 e i 30 mila euro.” La docente ha evidenziato il danno anche per gli studenti, “per il valore didattico fondamentale di questi reperti, appartenenti ad animali che oggi sono protetti e tutelati, dunque molto difficili da reperire nuovamente.” Per entrare nell’edificio che ospita in due musei, i ladri sono passati da una porta di sicurezza ‘allarmata’, che però non è stata aperta, ma scassinata nella parte inferiore in modo da non fare scattare l’allarme. “Sicuramente – ha concluso Minelli – dal punto di vista della sicurezza sarebbero tante le migliorie da fare”.

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