KmZero tra BlueAp, l’anno nero dell’olio e filiera agroalimentare

Bologna, 19 nov. – Entro il maggio del 2015 Bologna sarà la prima città d’Italia ad avere un Piano di Adattamento climatico: un insieme di strumenti per adattare la vita nelle città al contesto ambientale mutato. Il lavoro, portato avanti dal Comune di Bologna, in collaborazione con Arpa, Kyoto club e Ambiente Italia, va avanti da un paio d’anni ed è nella fase conclusiva, ci ha raccontato questa mattina l’ingegner Giovanni Fini del settore Ambiente di palazzo d’Accursio.

Il “Bologna Local Urban Environment Adaptation Plan for a Resilient City“, l’acronimo è BlueAp, fa parte del progetto Life, sostenuto con fondi dell’Unione Europea. “Il clima è cambiato, lo vediamo tutti i giorni – dice Giovanni Fini, del settore Ambiente di Palazzo d’Accursio -abbiamo piogge meno frequenti, non piove spesso come una volta, ma molto intense. Quando piove ci sono danni ed effetti importanti. D’estate abbiamo una maggiore frequenza di ondate di calore. Quindi ci sono nuovi impatti che dobbiamo fronteggiare”. Il Comune, nell’ottobre scorso, si è impegnato davanti alla Commissione Europea a mettere in campo strategie per l’adattamento. Un impegno formale, sottoscritto dall’assessore Patrizia Gabellini a Bruxelles, che si traduce in azioni volte a prevenire i danni del dissesto idrogeologico. “Prevenire costa un sesto rispetto al rimediare i danni” ricorda Fini.

La seconda pagina di KmZero è stata dedicata alla disastrosa annata dell’olio d’oliva italiano. Condizioni meteo avverse, con caldo eccessivo durante la fioritura unito a piogge eccessive durante l’estate, e poi l’aggressione della mosca olearia hanno portato ad una vera e propria ecatombe con una perdita media della produzione di olive di circa il 37%. In alcune regioni, come la Toscana, la perdita è stata di circa il 45% della produzione. A questo si uniscono i consti fissi rimasti invariati e che porteranno ad un aumento dei costi al consumo. Elia Fiorillo, del Consorzio Extravergine di Qualità, è convinto che per superare la crisi di quest’anno sia necessaria l’unione degli operatori del settore, dagli agricoltori ai trasformatori.

La filiera agroalimentare italiana è una parte fondamentale dell’economia del Belpaese. Sono circa 2 milioni le imprese dell’agroalimentare, per una produzione che equivale al 9% del Pil nazionale (che sale al 14% se si considera anche l’indotto); gli impiegati sono 3,2 milioni, e cioè il 14% degli occupati italiani. Con la crisi economica sono cambiati e sono diminuiti i consumi ma non sono diminuiti i costi dei produttori: questo si traduce in minori marginalità per gli operatori della filiera. Minori marginalità che spesso incidono maggiormente nel gradino più basso della filiera che è quello dei contadini. Il reddito medio di un agricoltore italiano è intorno ai 22 mila euro annui a fronte dei 47 mila euro di un agricoltore francese e dei 37 mila di un tedesco.

Le principali associazioni del mondo agricolo italiano (Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative italiane) riunite in Agrinsieme chiedono alla politica uno sforzo comune. Giorgio Mercuri (Aci) è convinto che la filiera agroalimentare e il suo sostegno non possa essere affidata al solo ministro dell’agricoltura. “Bisogna agire su tutte quante le difficoltà” dice Mercuri che chiama in causa i ministri di Sanità e sviluppo economico: “Tutto il Governo ci deve aiutare per sfruttare un’opportunità unica per l’Italia che è l’agroalimentare”.

Il podcast della trasmissione.

      Km_agri

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