KmZero e alluvioni. “Quel che c’è nel fiume va tolto”

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Gli alvei dei torrenti e dei fiumi non sono “dei giardini” ma delle “strade d’acqua”, che devono essere sgombre. Ferdinando Petri è il direttore dell’Ufficio tecnico di bacino del Reno, colui che ha l’autorità e la responsabilità di tutti i corsi d’acqua che fanno parte del bacino del Reno. E’ stato nostro ospite durante KmZero – L’angolo green di Radio Città del Capo.

I lavori di pulizia dell’alveo del Savena, nel comune di Pianoro, nelle scorse settimane sono stati al centro di proteste di ambientalisti e comuni cittadini. Qualcuno ha parlato di desertificazione delle sponde, di taglio indiscriminato degli alberi, di disboscamento selvaggio. “Nulla di vero” secondo Petri, convinto che i lavori siano stati condotti nel modo più accurato possibile.

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Il medico pietoso fa il malato cancrenoso“: è questa la massima che secondo l’ingegner Petri bisogna applicare al tema della gestione dei corsi d’acqua, i quali sono “strade per l’acqua“. Il corso dell’acqua, per evitare che accada quello che è successo nei giorni scorsi a Parma e a Genova, deve essere sgombro da qualsiasi intralcio. “Quello che c’è sull’alveo- spiega Petri- o lo togliamo noi o se ne sbarazza la piena“. L’esempio è quello del torrente Baganza, le cui acque sono uscite dall’alveo e hanno allagato una fetta della città, causando ingenti danni.”Ho visto grossi tronchi d’albero scagliati come corpi contundenti contro ponti e pilastri” dice Petri. Oltre a creare problemi di stabilità, i tronchi portati dalla corrente possono, insieme ad altro materiale, creare vere e proprie dighe che impediscono il corretto deflusso delle acque che, trovando ostruita la via naturale, se ne aprono un’altra. Come è accaduto appunto nel quartiere Montanara di Parma.

“Il 20 settembre abbiamo avuto precipitazioni eccezionali– ricorda Petri-. Dove avevamo ultimato i lavori di pulizia degli alvei (Savena e Reno), non abbiamo avuto danni. Sul Senio e sul Santerno, invece, dove i lavori non erano ancora stati ultimati, abbiamo avuto milioni di danni”. E’ questa, secondo Petri, l’unica prevenzione possibile delle alluvioni: lasciare libero l’alveo.

Ma cos’è esattamente l’alveo di un fiume o di un torrente? “L’alveo è il territorio che storicamente è stato bagnato dal fiume” spiega Petri. Alveo è anche un “concetto dinamico”, che viene costantemente aggiornato a secondo dei dati che vengono raccolti, e che dimostra “che non possiamo restringere il fiume a nostro piacimento”.

Petri respinge al mittente le accuse degli ambientalisti circa i lavori di pulizia del Savena. “Nessuna desertificazione né disboscamento: non sono state eradicate, ma gli alberi sono stati tagliati lasciando intatta la ceppaia. Di modo che, nel giro di qualche mese, le piante riprenderanno a crescere dando vita a piante giovani ed elastiche”. Sugli argini “non ci deve essere né il deserto né un bosco”: il primo perché, al pari della cementificazione, accelera lo scorrere delle acque; il secondo perché lo impedisce. “La vegetazione giovane e flessibile” è utile e necessaria alla gestione dei corsi d’acqua perché aumenta la ‘scabrezza’, termine tecnico che in fluidodinamica descrive “l’insieme delle irregolarità superficiali che determinano la resistenza al moto di un fluido”.

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“Quando abbiamo tagliato o abbiamo fatto tagliare non abbiamo fatto disboscare” sottolinea Petri. Sul fiume Reno, i lavori di pulizia sono stati curati dall’Autorità di bacino; quelli sul Savena sono stati appaltati dal Comune di Pianoro a ditte esterne. “Non abbiamo versato un euro, ne abbiamo guadagnati oltre 41 mila” dice il sindaco di Pianoro Gabriele Minghetti. Attraverso la vendita, come combustibile di centrali a biomasse, del legname raccolto, le ditte che hanno pulito il greto del Savena hanno “girato” al Comune una parte dei proventi che li ha destinati, nell’assestamento di bilancio, a progetti di rispetto ambientale.

La pulizia degli alvei, unico strumento per la prevenzione delle esondazioni in montagna, è fondamentale anche in pianura. Il bacino del Reno, che conta 2200 chilometri di corsi d’acqua, ha ben 800 chilometri di argini. Anche in quel caso la pulizia delle sponde dalla vegetazione ad alto fusto è fondamentale perché impedisce agli animali di rifugiarsi e scavare quelle tane che, in caso di piena, minano la resistenza degli argini, come accaduto in marzo nella Bassa modenese.

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