Kamasi Washington: fare la guardia alla musica. L’intervista a Maps

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6 nov. – “Stavo lavorando alla canzone ‘Change of the Guard’ e ho sognato di un uomo che faceva la guardia a un cancello, sull cime di una montagna. Era tutto quello che lo occupava: niente famiglia o amici, solo quello, giorno e notte, da un secolo. Ai piedi di questa montagna c’era un villaggio e i suoi abitanti si allenavano affinché, un giorno, potessero salire in cima e sfidarlo. Insomma,un po’ come noi musicisti, che passiamo la vita a fare la guardia alla musica”: questo è il sogno che ha ispirato uno dei dischi più incredibili usciti quest’anno, The Epic, di Kamasi Washington. Il sassofonista, a partire da questa fantasia, ha concepito un monumentale triplo album che molti hanno definito jazz, ma che incorpora anche elementi R&B e soul. D’altro canto Washington ha sempre collaborato con tanti musicisti diversi, da Kendrick Lamar a Flying Lotus, che ha pubblicato il disco – presentato dal vivo al Loc0motiv Club il 6 novembre nell’ambito del Bologna Jazz Festival – proprio sulla sua etichetta, la Brainfeeder.

Un bel coraggio concepire, registrare (con l’aiuto di una cinquantina di musicisti, tra orchestra, coro e i suoi The Next Step) e pubblicare un album di tre ore nel 2015, in un momento in cui pare che l’attenzione di ognuno sia brevissima e frammentata. “Non sono d’accordo”, ha detto il musicista ai nostri microfoni. “Le persone sono molto più selettive da un lato, e dall’altro è molto più facile ricevere informazioni. Ma quando qualcosa piace, ci si investe tempo: pensa a Netflix e a chi si guarda tutta una stagione di una serie tv, per venti ore di seguito. O quando esce un nuovo videogame: giocarci dieci ore di seguito è possibile. Ecco, con The Epic ho cercato di creare qualcosa con cui la gente possa entrare in contatto e mettersi in relazione: quando ciò avviene, la gente presta attenzione.” E in effetti quest’opera è coinvolgente come un film: varia dalle aperture alla Coltrane (“Il suo Transitions è uno dei dischi che più mi ha formato”, ci ha detto Washington), a incredibili reinterpretazioni di brani classici (la Sonata al chiaro di Luna di Debussy) e di standard jazz (“Cherokee” scritta da Ray Noble negli anni ’30), in un rapporto dinamico ed elastico con il genere. Ma d’altro canto “jazz è un termine molto vago, un orizzonte del quale faccio parte”, ha raccontato ai nostri microfoni il sassofonista, aggiungendo che The Epic più che essere – come hanno scritto molti – un’introduzione al genere, è un modo per conoscere la personalità musicale del suo autore.

E l’identità è uno dei temi centrali del disco e dell’intervista che potrete ascoltare oggi pomeriggio a Maps o sentire in streaming qua sotto: la formazione di quella del nostro ospite è un passaggio fondamentale per capire molto della musica di Kamasi Washington, e intorno a questo concetto si spiega l’inserimento di un frammento di discorso di Malcolm X verso la fine dell’album. “Ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vita: a scuola ci hanno fatto leggere la sua biografia e ciò ha contribuito a definire la mia immagine. Il discorso è preso dalla cosiddetta terza fase del leader afroamericano, quella che segue il periodo di delinquenza e l’affiliazione alla Nation of Islam: un periodo meno conosciuto in cui Malcolm X ha detto e scritto cose profondissime”, ha spiegato Washington, aggiungendo un’interessante riflessione sull’immagine degli afroamericani legata alla musica. “Sono nato e cresciuto a South Central LA, un posto dove i giovani come me erano e sono tuttora sotto pressione. Spesso viene veicolata anche da loro stessi un’immagine negativa, da spacciatori, papponi, gangster o prostitute, ma la musica – e Malcolm X – mi hanno cambiato”. Ma che dire allora di quel The Chronic di Dr. Dre, accoppiato al già citato John  Coltrane e ad Art Blakey in un’ideale triade di padrini musicali? Washington non ha dubbi: “Certo, quella musica ha contribuito all’immaginario gangsta, ma guardala da un altro lato: per la prima volta la gente come me aveva una voce. E poi, per quanto le parole siano talvolta criticabili, la musica è vera, potente e reale“.

Appuntamento quindi a lunedì: sul palco del club di via Serlio Kamasi Washington sarà con 8 musicisti, per un live che si preannuncia, ovviamente, epico.

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