Kaki King: “Racconto il nostro mondo pieno di immagini” – live

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27 nov. – Due anni fa, proprio in questo periodo, Kaki King registrava uno showcase per Maps. Nell’intervista con la talentuosa chitarrista, emergeva un progetto tanto affascinante quanto complesso, che includeva il concepire la sua chitarra come uno schermo su cui proiettare immagini fisse e in movimento. Il progetto ora è realtà e si chiama (spettacolo live e album) The Neck is a Bridge to the Body. “Non sapevo che avrebbe funzionato, che sarebbe stato un progetto duraturo”, ci ha raccontato l’altroieri la King che era in città per un concerto al Bravo Caffè. “Adesso con questo spettacolo abbiamo girato il mondo, dagli Stati Uniti al Canada, dall’Europa al Giappone: sono soddisfatta, perché evidentemente l’idea era buona“. Ma gli inizi, nonostante l’enorme potenziale del progetto, sono stati difficilissimi: “Solo per capire se la cosa potesse funzionare, se avessi potuto suonare una chitarra immobilizzata su cavalletti, se ombre e luci erano governabili, perché pensavo che tutto fosse un problema, ci è voluto un investimento notevole di soldi e tempo insieme alla Glowing Pictures“, ci ha confidato la nostra ospite. “Poi, una volta impostato tutto, il resto è andato abbastanza in fretta”. Il risultato di tutto è spettacolare.

Lo spettacolo è una narrazione completa, molto personale, che usa tante fonti diverse: “Ho scritto io il copione e ho girato molti video; altri li hanno girati i miei collaboratori, ma ci sono fotografie prese in rete dagli archivi Creative Commons”. Il concetto alla base di The Neck… è “la decostruzione della chitarra: la vediamo da dentro, ridotta al suo scheletro… Ma tutto arriva da me, per quanto i contributi arrivino da tantissime fonti e persone diverse che ho voluto convincere a seguirmi, perché sono una musicista, non un’artista visiva“. Poco dopo, però, tra un brano e l’altro, Kaki si è corretta: “Viviamo in un mondo che è ormai completamente basato sulla componente visiva: fino a sei o sette anni fa, prima dell’avvento massiccio degli smartphone, la scrittura e la voce giocavano un ruolo molto importante. Oggi tutti comunicano attraverso immagini: scattare una foto non è più sufficiente, dobbiamo aggiustarne i colori, inserire dei filtri… Ognuno ha una capacità linguistica visiva più ampia di prima: ecco perché lo spettacolo è così eterogeneo, ecco perché usa animazioni, video, fotografie, colori spettacolari, algoritmi che creano immagini… Vuole essere tutto, vuole rappresentare il mondo in cui viviamo, ricolmo di immagini. Anche io lo sto guardando attraverso nuove prospettive, attraverso lenti che ormai usano tutti.” Questa esperienza ha notevolmente arricchito Kaki King, al punto da farle dire che, oltre le immagini e la musica, c’è una cosa che le preme fare e fare bene: raccontare storie. Un’attività che alla musicista texana riesce benissimo da quindici anni.

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