Julie’s Haircut: l’importanza della componente umana

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Foto di Ilaria Magliocchetti Lombi

24 feb. – Invocation and Ritual Dance of My Demon Twin è il nuovo disco dei Julie’s Haircut, uscito venerdì 17 febbraio per la britannica Rocket Recordings, da martedì a oggi disco della settimana di Maps. Proprio la trasmissione pomeridiana ha ospitato Luca Giovanardi, con cui siamo andati a fondo nell’analisi del disco, che vede un nuovo membro, la sassofonista Laura Agnusdei.

Il titolo
“Ci piaceva la formula invocation and ritual dance, che arriva da una canzone di Zappa intitolata “Invocation and ritual dance of the young pumpkin”: abbiamo un immaginario che ha a che fare con ritualità e cerimonie, ma non sapevamo come completarla. A quel punto è arrivato un suggerimento da Nicola, che ci ha ricordato Invocation of my Demon Brother, che è un film di Kenneth Anger. Nel frattempo, negli abbozzi della grafica di copertina, compariva il tema del doppio con le gemelle: per cui abbiamo sostituito ‘twin’ a ‘brother’. Un titolo un po’ metal, è vero, ma ci sembrava calzante con le atmosfere del disco.”

La componente umana
“Il punto di vista compositivo e quello umano si compenetrano: anzi, la componente umana viene prima di quella tecnica. Quando più di dieci anni Andrea Scarfone entrò nel gruppo, i Julie’s avevano altrettanti anni di attività alle spalle, e lui racconta che gli sembravamo una sorta di mondo chiuso: non gli abbiamo dato indicazioni di alcun tipo, abbiamo iniziato a suonare e lo guardavamo, aspettando che cominciasse anche lui. Il metodo è rimasto tale: se uno non entra da solo nel nostro mondo, senza forzature, la cosa non può funzionare. Abbiamo conosciuto Laura Agnusdei in occasione di un concerto di Unità di produzione musicale a Firenze: è stata la prima volta che abbiamo suonato insieme e ci siamo trovati bene. Una cosa non scontata, perché potrebbe quasi essere nostra figlia e invece di provare ce la siamo portata in un tour europeo: è sopravvissuta e ce la siamo portata in studio. So che può sembrare strano, ma è il nostro metodo: non ci piace provare le cose prima per vedere se funzionano: le facciamo e se funzionano vengono pubblicate, se no no.”

La produzione
“Il metodo compositivo è stato lo stesso usato per Ashram Equinox, ma con meno elaborazioni e più spontaneità. L’85% che si sente sul disco è stato improvvisato dal vivo nel Vacuum Studio di Bologna con Bruno Germano in due session di due giorni l’una. Poi abbiamo selezionato le parti più interessanti, le abbiamo editate, realizzato qualche sovraincisione e i pezzi hanno preso forma. Nel disco ci sono molti organi, molto Farfisa: è stata una coincidenza, perché lo strumento era in studio, connesso, e ce l’avevo vicino. Non c’è stato un ragionamento a priori: sono cose che succedono e informano il disco.”

 

L’etichetta
“Abbiamo un livello di pianificazione molto scarso, che deriva dal metodo di cui ho parlato prima: ci accorgiamo che il disco è finito solo quando è finito. I nostri tempi e quelli dell’etichetta si sono incastrati bene: ci conoscevano dai tempi di Ashram Equinox e, quando abbiamo fatto le prime registrazioni al Vacuum Studio, abbiamo spedito un po’ di materiale. Si sono dimostrati interessati e la cosa è andata in porto: la cosa ci ha reso felici, perché abbiamo creato un bel rapporto umano tra noi”.

Il nuovo tour dei Julie’s Haircut parte il 3 marzo proprio da Bologna, al Locomotiv Club. Ecco l’intervista completa con Luca Giovanardi.

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