James Senese: “L’unica musica che mi piace è la mia”

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Bologna, 22 set. – “Ieri abbiamo fatto quattro o cinque bis, una cosa tremenda!”. È soddisfatto del tour in corso, il sassofonista e cantante James Senese, di scena ieri e oggi al Bravo Caffè, che è passato questa mattina dai nostri studi. “Come Napoli Centrale abbiamo sempre spopolato in Emilia, perché siamo stati e siamo ancora un gruppo d’avanguardia che ha fatto molte cose”: e in effetti la formazione è una delle più importanti del jazz-rock italiano, dal suo esordio nel 1975. “Ma il mio primo gruppo, gli Showmen, ha avuto un grande successo commerciale: eravamo gli unici a fare rhythm & blues in Italia. Dopo otto anni abbiamo deciso, io e Franco Del Prete, di prendere un’altra strada, che è tuttora quella dei Napoli Centrale“. Le doppie origini di Senese, figlio di uno statunitense e di una napoletana, sono alla base della musica della band che ha visto militare nelle sue fila anche Pino Daniele. Una band “in un’altra dimensione”, che “il popolo sta scoprendo ora, si sta svegliando, sta capendo cos’abbiamo fatto nel passato e oggi.”

Avere questo personaggio in studio è un’occasione ghiotta per farci raccontare Napoli da un punto di vista privilegiato e per scoprirne pregi e punti deboli. Senese ha cominciato dai: “Amiamo la tradizione napoletana, è secolare e ha dato luce a poeti incredibili: ogni decina d’anni succede sempre qualcosa di importante, dagli anni ’60 in poi. Pensate a Pino Daniele, Toni Esposito, i Napoli Centrale, Tullio De Piscopo…”. Purtroppo, però, non tutto va bene: “L’unica negatività di Napoli è che non ci sono manager veri, capaci: tutti i napoletani vengono scoperti nel nord Italia, c’è una bagaria da galleria, ci si accontenta di poco.” E anche il momento di pausa della band, almeno musicalmente parlando, è dovuto al manager della band, che ha spinto molto per creare il cosiddetto “supergruppo”: “Per noi [oltre a Senese, Pino Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, Joe Amoruso e Rino Zurzolo] era una questione naturale, lui voleva solo fare i soldi. Per noi era invece una famiglia. Se ascolti la musica di Pino [Daniele] siamo noi che suoniamo, è la nostra musica.”

Ma quali sono i gusti di Senese? Ha avuto rapporti con la scena partenopea underground emersa a cavallo tra ’80 e ’90? “Non amo l’ambiente delle posse, per quanto loro amino me. Non c’è una musica che mi soddisfa veramente, a parte quella che faccio io.” Stati Uniti a parte: “Miles Davis, John Coltrane, Weather Report ci hanno fatto scoprire parti di noi che non conoscevamo. A parte gente come Dalla, De Andrè e gruppi come gli Area, le band italiane di adesso mi fanno ridere. Noi siamo ancora qua da 40 anni.” E la musica indipendente italiana? La chiusura di Senese è lapidaria: “Conosco tutto, ma nun me piace manc’u cazz’: non c’è sentimento, è tutto fatto a tavolino.”

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